Werewolf: The Apocalypse - Earthblood – Recensione

PC PS4 Xbox One PS5 Xbox Series X

I francesi di Cyanide Studio si avventurano nel World of Darkness partorendo un action game con qualche sfumatura stealth. La ricetta funziona? E soprattutto, lo chef di Earthblood è da stella Michelin?

Sviluppatore / Publisher: Cyanide Studio / Nacon Prezzo: 39,99€ Localizzazione: Testi Multiplayer: Assente PEGI: 16 Disponibile Su: PC (Epic Games Store), PS4, PS5, Xbox One, Xbox Series X|S

Disclaimer: prima di iniziare a giocare a Werewolf: the Apocalypse – Earthblood, stavo passando le mie ore con Prey e Half Life: Alyx. Lo shock iniziale, quindi, è stato tanto dirompente quanto atteso.

Certo, quando lancio per la prima volta un nuovo titolo parto sempre senza preconcetti e con la speranza di essere sorpreso anche da giochi che sulla carta non hanno pretese eclatanti, ma in questo caso mi ci è voluto proprio poco per tornare con i piedi per terra. Ma partiamo dalle basi.

GAIA VS MANKIND

Werewolf: the Apocalypse – Earthblood è basato sull’omonimo gioco di ruolo di White Wolf, ambientato nell’universo narrativo di World of Darkness, lo stesso che ospita Vampire the Masquerade. Il gioco in questione però trascura i succhia-sangue, per concentrarsi su licantropi con la capacità di trasformarsi un enormi lupi antropomorfi dalle capacità combattive devastanti. Noi vestiamo i panni di Cahal, membro di un branco della tribù di Fianna impegnato in una missione di natura ecologica contro una megacorporazione del petrolio, la Endron.

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Rapporto di forze 10 a 1 per la Endron, includi soldati speciali e un mech. Poverelli, Cahal se li papperà in un boccone.

Tutta la storia ruota infatti intorno alla contrapposizione tra lupi mannari (chiamati Garou nella nomenclatura del gioco di ruolo) e grandi società che abusano del proprio potere, incuranti delle conseguenze a livello ambientale per l’umanità intera; a ciò poi si aggiunge uno strato di narrazione personale legato alla moglie e figlia di Cahal, che finiscono entrambe in situazioni di grave pericolo durante le rischiose missioni del branco.

SE IL TEMA TRATTATO È ATTUALE E INTERESSANTE, LO STESSO NON SI PUÒ DIRE PER LA REALIZZAZIONE

Il tema, come ben sappiamo, è estremamente attuale ed interessante, e si presta a tantissime letture. Dal World of Darkness ci si possono aspettare personaggi ricchi di sfumature divisi tra le fazioni in campo: questo è un mondo che affonda i propri artigli nell’oscurità delle debolezze e perversioni umane, ma le racconta da una prospettiva interessante e spesso inaspettata. Non in Earthblood purtroppo, dove i buoni sono puri crociati che combattono per la salvezza del pianeta e i cattivi sono così cattivi che se il loro piano avesse successo, la società attuale crollerebbe su se stessa portandosi dietro anche tutte quelle strutture corporative che hanno fornito loro tanto potere. Proprio geniale.

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Le boss fight sono, come tutto ciò che riguarda il combat system, al di sotto degli standard attuali.

Il nostro Garou passa l’intera decina d’ore della campagna (forse qualcosa in meno) a combattere la Endron e i suoi scagnozzi secondo il medesimo schema: appena arriva in una nuova zona della mappa, piena di nemici ancora ignari della sua presenza, Cahal può usare la sua forma di lupo per muoversi agilmente ed eseguire esecuzioni stealth per sfoltire le schiere degli avversari, e anche per infiltrarsi in zone di controllo dove sabotare telecamere o mitragliatori pesanti. Se viene scovato, però, il nostro eroe si trasforma nella sua forma da lupo mannaro (Crinos) e inizia a menare le mani, anzi gli artigli. I combattimenti sono, in poche parole, noiosi e ripetitivi.

Continua nella prossima pagina…

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Pro

  • Per lo più privo di bug

Contro

  • Combat system inefficace / Narrazione priva di sfumature / Comparto tecnico mediocre / Telecamera difficile da domare.
5.2

Insufficiente

Dopo traverse vicende in alcune cittá italiche, il nostro Solar Nico é sbarcato in terra d’Albione. Se da una parte ancora si da alla ricerca matta e disperata di un parco (ma anche un praticello va benissimo) per approfittare di qualsiasi mezza giornata di sole londinese, dall’altra Nicoló ha rassegnato ogni speranza all’idea di stare al passo della propria, sempre crescente, libreria Steam.

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