Ghost of Tsushima - Recensione

PS4

Il fine ultimo delle arte marziali è non doverle mai usare, insegnava Musashi Miyamoto, Ma Jin Sakai la pensa diversamente.

Sviluppatore / Publisher: Sucker Punch / Sony Prezzo: 74,99€ Localizzazione: Testi Multiplayer: Assente PEGI: 18+ Disponibile su: PlayStation 4

Siamo nel 1274 e il Giappone sta per scoprire nel peggiore dei modi i limiti del Sokoku, la rigida politica isolazionista che durerà fin quando lo shogunato Tokugawa non cederà il passo all’era Meji, a metà del 1800. Ma quelli sono giorni lontani: oggi, le spiagge dell’isola di Tsushima si tingono di rosso all’alba della prima invasione mongola, quando i guerrieri comandati da Kublai Khan rendono chiaro che l’onore e la cavalleria dei samurai poco possono contro spietati guerrieri che padroneggiano la stregoneria della polvere da sparo.




In Ghost of Tsushima la figura di Kublai cede il posto al fittizio Khotun Khan, ma il risultato non è dissimile dalla realtà, quando ottanta samurai vennero macellati sulle spiagge di Komoda cercando di difendere la loro patria. Tra questi spicca Jin Sakai, formidabile guerriero nonché nipote di Lord Shimura, il jito dell’isola; dopo la feroce sconfitta e la cattura dello zio, l’incrollabile fede nel codice d’onore che aveva guidato ogni attimo della sua esistenza inizia a scricchiolare, lasciando serpeggiare una nuova consapevolezza.

COMBATTERE IL FUOCO COL FUOCO

All’inizio del gioco Jin è lo stereotipo del samurai, spavaldo e convinto che ogni battaglia possa essere risolta con un duello leale. Saranno necessarie un paio di pesanti sconfitte per fargli capire che l’invasore segue regole tutte sue, appoggiandosi a efferatezze di ogni tipo pur di emergere vittorioso.

Ghost of Tsushima recensione

La storia dei tesori leggendari viene narrata dal bardo Yamato con splendidi dipinti in movimento.

Alla luce di questo (e con il provvidenziale aiuto della ladra Yuna) Jin cambierà pelle pur di riscattare la sua terra dall’invasione, abbracciando un modus operandi posto agli antipodi del credo che ha governato la sua esistenza, per colpire il nemico con ogni mezzo possibile e diventare un simbolo per il suo popolo.

L’invasore segue regole tutte sue, appoggiandosi a efferatezze di ogni tipo pur di emergere vittorioso.

Messo da parte l’affascinante background, Ghost of Tsushima si propone come un open world piuttosto classico, che però cerca di essere differente seguendo una personale filosofia. Non ci sono torri da scalare per rivelare punti d’interesse con cui costellare l’area, e tutte le informazioni vengono racimolate un po’ alla volta parlando con gli abitanti di Tsushima.

Ghost of Tsushima recensione

Le pedane d’allenamento sono la chiave per aumentare la determinazione, tagliando bambù con precisione e velocità.

Se le missioni principali restano sempre e comunque ben visibili sulla mappa, la scoperta di quelle secondarie passa attraverso il dialogo e la ricerca, che può avvenire in ogni momento: liberate un contadino da una pattuglia di mongoli e questo vi ricompenserà indicandovi qualcosa di interessante, dalle fonti termali ove immergersi per aumentare i punti ferita a un accampamento nemico da liberare per ottenere preziose ricompense. Una delle cose migliori di Ghost of Tsushima è il senso di progressione, visto che ogni quest elargisce qualcosa di utile come abilità, materiali con cui potenziare l’equipaggiamento o amuleti da incastonare sulla spada per portare in battaglia importanti vantaggi.

Continua nella prossima pagina…

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Pro

  • Atmosfera unica, irripetibile, curata all'inverosimile.
  • Ispirazione visiva fuori scala.
  • Buon mix tra combattimenti e azione stealth.
  • Trama appassionante.

Contro

  • Non particolarmente longevo se si punta direttamente alla fine.
  • Generalmente poco impegnativo. Iniziatelo subito al livello più difficile.
  • L'impianto stealth è meno efficace.
9.4

Ottimo

Il retrogamer della redazione, capace di balzare da un Game & Watch a un Neo Geo in un batter di ciglio, come se fosse una cosa del tutto normale. Questo non significa che non ami trastullarsi anche con giochi più moderni, ma è innegabile come le sue mani pacioccose vibrino più gaudenti toccando una croce digitale che una levetta analogica.

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