Mortal Kombat 11 - Recensione

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Dopo mesi di trailer, Kombat Kast, prove sulla beta e annunci, Mortal Kombat 11 è finalmente arrivato in tutto il suo splendore. Proprio come ci aspettavamo, l’ultimo nato della lunga saga di NetherRealm è un puro concentrato di adrenalina, azione e tanto tanto sangue. Lo studio capitanato dal veterano Ed Boon ha riversato nel progetto quanto imparato in tutti questi anni di attività e il risultato è un gioco tanto violento quanto divertente, in grado di attrarre allo stesso modo gli smanettoni della domenica e i più consumati dei professionisti.

In un solo pacchetto questo picchiaduro vietato ai minori riesce a racchiudere una quantità esorbitante di contenuti, tutti presentati con un livello di qualità in grado di far impallidire molti altri esponenti del genere. Ma è possibile che questo perfetto Adone nasconda a sorpresa un tallone d’Achille?

TRA KLASSICO E MODERNO

Se c’è mai stata una saga di fighting game che ha da sempre preso (forse fin troppo) seriamente la propria storia, questa è proprio Mortal Kombat. Nonostante l’ago della bilancia di un picchiaduro penda spesso sul gameplay, il titolo di NetherRealm si trova nella particolare posizione di fare proprio della narrazione uno dei suoi punti forti, perché niente incolla di più allo schermo che vedere il proprio personaggio preferito morire in modo brutale. Questo undicesimo capitolo mette ancora una volta un serio accento sulle avventure del dio del tuono e dei difensori della Terra e, per farlo, pone al centro della storia le tanto amate famiglie Cage e Briggs, i ninja Scorpion e Sub Zero, e soprattutto il dimenticato protagonista Kung Lao.

Kronika ha deciso di intervenire di persona riavviando il tempo ed eliminando dalla faccia della Terra chiunque minacci i suoi piani

Dopo aver sconfitto Shinnok al termine di MKX, Raiden sembra aver perso la retta via, sconfinando sempre di più nella crudeltà. Il nuovo grande antagonista, tuttavia, non è davvero lui ma qualcuno di ancora più pericoloso. Kronika, la custode del tempo e architetto del destino dell’universo, infastidita della piega presa dagli eventi dopo quanto successo nel “soft-reboot” di MK9 ha deciso di intervenire di persona, pronta a eliminare dalla faccia della terra chiunque minacci i suoi piani. Le anomalie temporali nate dalle azioni di Kronika hanno permesso ai creatori di sbizzarrirsi, contrapponendo varie versioni di tutti i personaggi visti finora nella serie. La storia è composta da dodici capitoli accomunati da un ritmo incalzante e da una narrazione superiore alla media, a patto che si sia disposti a concedere un po’ di clemenza ad alcune piccole inconsistenze e si abbia almeno una piccola infarinatura di quanto successo finora nell’universo di MK.

UNA GRAFIKA PAZZESKA

A mettere ancora più in risalto la storia è un lato tecnico davvero impressionante, pieno di cura per i dettagli e con davvero ben pochi difetti. L’unico piccolo intoppo consiste in alcune animazioni dei personaggi durante il combattimento (i calci sono spesso il miglior esempio) che sembrano mancare di impatto. Un problema comunque giustificabile non solo perché in linea con il tipico stile della serie, ma anche perché nato dalla necessità di rendere visibili e distinte le abilità, venendo comunque ampiamente ribilanciato da effetti sonori di grande qualità e, soprattutto, dalla regia. Mortal Kombat 11 riesce a incorniciare dinamicamente le cutscene insieme ai più brutali momenti dei nostri incontri, come Krushing Blow, Fatal Blow e Fatality, senza mai interrompere il ritmo incessante del combattimento per più di una manciata di secondi.

è una meraviglia che, quasi senza fatica, mescola libertà artistica e crudo realismo

Sia ben chiaro, guardare attentamente permette di scovare sia i difettucci che i piccoli trucchi utilizzati da NetherRealm per portare il gioco a 60 fps stabili, ma il risultato finale (persino su PS4) è una meraviglia che quasi senza sforzo mescola libertà artistica e crudo realismo. Le ottime animazioni dei volti permettono ai personaggi di trasmettere un’ampia serie di emozioni in maniera più che convincente e fanno il paio con un doppiaggio (specie quello in lingua inglese) ben al di sopra della media, grazie anche a ospiti d’eccezione. Se la prestazione di Ronda Rousey nei panni di Sonya Blade è forse la più robotica di tutte e impallidisce quando messa fianco a fianco con quella piena di nuances del Johnny Cage di Andrew Bowen, il contributo di Cary-Hiroyuki Tagawa è una delle aggiunte più piacevoli. Riprendendo il suo ruolo dopo l’amato film degli anni ‘90, l’attore dà vita a uno stregone deliziosamente malvagio, la cui voce quasi bonaria sembra voler nascondere una natura oscura e pericolosa.

EYE OF THE TIGER

Completare la storia di Mortal Kombat 11 è un ottimo modo per iniziare a farsi un’idea generale dei sistemi di combattimento, di quali siano i tasti o di come eseguire, ad esempio, alcune delle mosse dei personaggi principali, ma nel caso si voglia davvero fare quel passo in più è necessaria molta più fatica. Per loro natura i picchiaduro non accolgono a braccia aperti i nuovi arrivati e tuffarsi online senza esperienza sarebbe “mortale”, letteralmente. Per fortuna i tutorial offerti sono ottimi e anche i più esperti non dovrebbero sottovalutare l’utilità di una bella ripassata generale, specie contando quante nuove meccaniche sono state introdotte in quest’ultimo capitolo per mettere un po’ di pepe all’esperienza di gioco. Questa volta, piuttosto che sul correre in faccia al proprio avversario e azzeccare con il lancio della monetina l’attacco col quale procedere, il gameplay ruota molto più attorno le basi del combattimento 2D. Mantenere il giusto spazio, conoscere in che modo difendersi, attaccare dalle varie distanze e reagire alle situazioni è diventato più importante che mai e lo spam infinito di mosse speciali non è sempre il modo migliore per tenere a bada le avanzate nemiche. Portare a termine tutti i tutorial di base ha anche un altro vantaggio, ovvero sbloccare Shao Kahn come announcer e una skin per ogni combattente utilizzato.

UN MONDO DA KONQUISTARE

Storia e tutorial sono solo un piccolo assaggio di quello che il gioco ha da offrire. Sono infatti tornate anche le immancabili “Torri Klassiche”, ovvero serie di combattimenti utili per ottenere materiali e scoprire i finali alternativi dei personaggi. La grande novità sono le “Torri del Tempo”: svariate sfide che compaiono per un breve lasso di tempo offrendo grandi premi a chiunque sia così abile e svelto da concluderle. Raggiungere la cima non è sempre un’impresa facile, poiché i nemici hanno spesso dalla loro divertenti modificatori, dalla pioggia acida, a pugni congelanti fino all’evocazione di altri guerrieri. Per nostra fortuna i bot non saranno i soli a poter mettere le mani su questi succosi potenziamenti, poiché anche noi possiamo provare l’ebbrezza di ribaltare le carte in tavola utilizzandoli a nostro vantaggio. Le torri sono un obiettivo perfetto per quando non si ha parecchio tempo a disposizione, nonché il modo migliore per mettere le mani sulle valute di gioco come i Koin, consumabili e altro.

Per spendere ciò che si è guadagnato bisogna fare una capatina sull’inquietante isola di Shang Tsung

Per spendere ciò che si è guadagnato bisogna fare una capatina sull’inquietante isola di Shang Tsung, travestiti da avventuriero mascherato di origini ignote. Il viaggio nella Kripta di Mortal Kombat 11 è una di sorta avventura in terza persona, ricca di segreti, piccoli enigmi e tanti altri oggetti da scoprire. Usando i Koin guadagnati, i cuori o le anime possiamo aprire i forzieri che troviamo lungo il nostro cammino e scoprire non solo skin e icone, ma anche una vera e propria valanga di collezionabili come concept art, colonne sonore e ricette (grazie alle quali creare nuovi oggetti nella forgia). La personalizzazione è un altro degli aspetti chiave del gioco. Potremo cambiare abilità e skin dei combattenti, oppure dare un tocco in più di personalità andando a scegliere il nostro equipaggiamento. A disposizione ci sono tre diversi Gear, che possiamo mescolare e abbinare a piacimento. Ognuno di questi svolge anche un’altra funzione oltre a quella estetica: indossarli in combattimento sbloccherà a poco a poco degli slot in cui inserire potenziamenti utili in modalità singolo o nella nuova sfida tra intelligenze artificiali.

A UN PASSO DALLA PERFEZIONE

Finora ci siamo dilungati senza problemi in lunghi elogi e probabilmente vi starete chiedendo: dov’è, se esiste, anche solo una piccola fregatura? In questo senso, un primo campanello d’allarme è scattato dando una bella sbirciata allo store. Essendo completamente vuoto, non vi posso davvero anticipare quanto aggressive saranno le microtransazioni, ma il fatto stesso che non fosse disponibile prima del lancio non mi fa dormire certo sonni tranquilli, specie considerando il fatto che uno dei personaggi chiave della storia (nonché forse il più iconico dei cattivi), Shao Kahn, sia bloccato dietro una barriera di pedaggio e lo si possa ottenere gratuitamente solo mediante pre-order. Altro grave punto dolente è senz’altro il modo in cui si ottengono skin e gear; in-game sembra essere impossibile comprare direttamente con i koin ciò che ci interessa e il sistema di progressione fa pesante affidamento al caso, tanto da diventare in breve dispersivo e eccessivamente tedioso.

Il gioco ci costringe a essere connessi ai server anche quando si affrontano sfide in singolo

A meno che non si abbia a disposizione una guida dettagliata è infatti impossibile conoscere a priori quali premi otterremo nelle torri e dalle casse aperte nella Kripta e il tutto puzza un po’ troppo di loot box. Nel caso stiate cercando qualcosa di specifico evitando spoiler e suggerimenti quasi vi consiglierei di mettervi il cuore in pace. Sebbene non mi dispiaccia il fatto che Kronika non sia davvero un personaggio giocabile (la sua lista mosse è stata palesemente pensata come quella di un boss finale), lo stesso non si può certo dire per altri due degli esclusi. Durante la campagna affronteremo i due cyborg, Cyrax e Sektor; entrambi vantano una lista mosse estensiva e completa, che nulla ha a da invidiare a qualsiasi altro combattente del roster e la loro mancanza sembra quasi indicare un futuro DLC, nonostante siano praticamente già parte integrante del gioco base. Quello che però influisce più di tutto sul voto finale è senz’altro la decisione di costringere i giocatori a essere connessi ai server anche quando si affrontano sfide in singolo. E non mi riferisco solamente alle torri del tempo che, per ovvie ragioni, necessitano della rete: scalare qualsiasi torre, anche quelle klassiche, non porta praticamente alcuna ricompensa e non è possibile accedere alla Kripta quando si è offline. Un limite totalmente superfluo e un po’ difficile da digerire, che potrebbe minare seriamente la godibilità di chiunque non voglia connettersi alla rete o non ne abbia la possibilità.

Mortal Kombat 11 è probabilmente il migliore capitolo dell’intera saga. Comparto grafico, colonna sonora e gameplay hanno raggiunto livelli sbalorditivi e la cura riservata ai dettagli non può che fare onore agli sviluppatori di NetherRealm Studios. Purtroppo a trattenere questo picchiaduro dal diventare il capolavoro che meriterebbe di essere sono arrivate la decisione di forzare l’always online e un sistema di progressione davvero troppo incentrato sul caso.

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Pro

  • Fantastiche visuals.
  • Tantissimi contenuti.
  • Storia avvincente.

Contro

  • Sempre online.
  • Progressione pesantemente influenzata dal caso.
8.5

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