Sword Art Online: Hollow Realization Deluxe Edition - Recensione Switch

PS Vita PS4 Switch

Negli ultimi anni sempre più IP hanno prestato particolare attenzione al settore videoludico portatile e ogni singolo tormentone della Terra del Sol Levante è sbarcato, in un modo o nell’altro, su quelle piccole piattaforme. Non sorprende più di tanto il fatto che, visto l’incredibile successo ottenuto, a oltre due anni di distanza dall’uscita ufficiale su PlayStation 4 e PS Vita Sword Art Online: Hollow Realization si sia fatto anche spazio sulla console ibrida Nintendo. Per Switch il titolo di Aquria arriva con una Deluxe Edition, con tutti i fronzoli che hanno arricchito l’esperienza dei giocatori grazie alle espansioni e i DLC rilasciati finora. Sulla carta l’idea di convertire la versione PS4 e nascondere un po’ sotto il tappeto il disastroso port per Vita parrebbe tanto scontata quanto azzeccata… Che sia dunque questo il modo migliore per godersi il gioco, NerveGear a parte?

NO

Visto che alla fin fine non si tratta di una vera e propria novità videoludica, prima di addentrarci in tutto quello che il gioco ha da offrire è bene iniziare parlando un po’ del lato tecnico. Sin dal momento in cui si accede per la prima volta al menù principale ci si accorge di come questa trasposizione di Hollow Realization non abbia davvero ricevuto tutto l’amore del mondo. Per mantenere la distribuzione dei tasti simile a quella di casa Sony (così come è accaduto anche ad altri titoli Bandai Namco di tutto rispetto come Dark Souls) per confermare è necessario premere il tasto B e per annullare quello A. Questa decisione non solo rende inizialmente contro intuitivi i comandi ma va anche a cozzare con alcune specifiche finestre, come quella di selezione del nome durante la creazione del personaggio.
Sword Art Online Hollow realization deluxe edition recensione

La presentazione si trasforma rapidamente in uno spettacolo quasi imbarazzante

Quando si prende in mano la propria console e si gioca in viaggio il reparto grafico regge abbastanza bene. Si tratta, proprio come ci si sarebbe aspettato, di un’esperienza di gran lunga superiore a quella offerta da PS Vita, che sfiora in più campi la versione PS4. Anche nel piccolo schermo offerto da Switch si notano certamente piccole imperfezioni. Ombre, luci e altri effetti particolarmente pesanti sono senz’altro molto meno spettacolari, ma si tratta di compromessi più che accettabili. Le cose cambiano però drasticamente quando ci si connette alla propria TV. La presentazione si trasforma rapidamente in uno spettacolo quasi imbarazzante, con ombre delle quali è possibile contare uno a uno i pixel, bordi così tanto frastagliati da inficiare in maniera significativa il cel-shading e texture da incubo. Il tutto non è senz’altro aiutato da modelli di ambienti e personaggi fin troppo semplici. Su tutto, che si tratti di docked o portable mode, niente può scusare i continui e assidui cali di frame, che arrivano a scendere sotto i 30 persino in modalità docked dentro alcune aree. Nonostante il rilascio di patch che hanno alleviato il problema, sono tuttora presenti numerosi errori nei testi che fanno quasi pensare a una traduzione affidata in buona parte al buon Google Translate. Il più ilare degli esempi è forse l’utilizzo della parola “colpisce” al posto di “colpo” per indicare il numero di volte che si danneggia un nemico con le abilità.

UN LAVORO DIFFICILE

Quando è stato affidato loro il compito di creare un videogioco basato su uno dei più popolari anime del decennio, gli sviluppatori di Yokohama si sono ritrovati in realtà con una bella gatta da pelare. La storia di Sword Art Online ha visto (almeno inizialmente) i propri personaggi rimanere intrappolati in un MMORPG nel quale ogni passo falso poteva significare la morte anche nella vita reale. Alla base di tutto un innovativo sistema di realtà virtuale che trasmette ai giocatori tutti gli input sensoriali direttamente nel cervello, creando un’immersione mai vista prima.
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Si tratta del classico Power fantasy in cui si indossano i panni dell’eroe praticamente senza macchia

Il protagonista, Kazuto ‘Kirito’ Kirigaya, si ritrova a dover cercare un modo per sopravvivere, sfruttando la propria conoscenza del gioco e le eventuali alleanze nate lungo la via. Si tratta del classico power fantasy, dove lo spettatore indossa i panni dell’eroe praticamente senza macchia e dalle straordinarie abilità, portato questa volte ai suoi limiti più estremi fino a sconfinare in una sorta di harem. Facendo affidamento sull’esperienza acquisita con la miriade di altre serie delle quali ha creato una controparte videoludica, Aquria ha astutamente deciso di farci indossare direttamente i panni di Kirito. Hollow Realization è quindi un gioco di ruolo che tenta di emulare il feeling di giocare un MMO, offrendo allo stesso tempo delle componenti che sanno tanto di Visual Novel. La storia è ambientata in un nuovo MMO, Sword Art: Origin; questa volta, a rischiare di scomparire per sempre dopo la morte non sono tanto i giocatori quanto i PNG, dotati di un’intelligenza artificiale unica e insostituibile.

COLLEZIONANDO CUORICINI

Tra una quest e l’altra avremo la possibilità di conoscere proprio una di queste entità artificiali, apparentemente priva di uno scopo o una missione da raggiungere, che ci verrà chiesto di difendere dalla cancellazione. A tenere in piedi il tutto ci pensano in buona parte gli ottimi disegni e il voice acting, a cui hanno dato vita gli stessi attori che hanno doppiato la serie. In generale però ci troviamo di fronte a una storia davvero poco ispirata, blanda e prevedibile. Su tutto si fa sempre più pesante la scelta di forzare il giocatore in situazioni assurde e dalle non troppo sottili allusioni sessuali con il gruppo di amiche/spasimanti del protagonista. Dopo esser stati catapultati forzatamente nei panni di Kirito (anche potendo cambiare il nostro avatar, quando si interagisce con gli altri personaggi lo si fa sempre nel suo ruolo) ci viene chiesto di “migliorare” il livello delle nostre relazioni ognuna di loro. I pessimi dialoghi, l’interpretazione sopra le righe e l’aspetto “giovanile” di alcune di queste possibili conquiste rendono questa parte del gioco particolarmente sgradevole.
Sword Art Online Hollow realization deluxe edition recensione

Riuscire a togliersi dalla testa il disagio provato in alcune delle scene non è facile

Sia chiaro, non c’è nulla di male nel mettere mano e completare giochi maturi o nell’idea stessa dietro i dating sim, il problema in questo caso è più che altro l’esecuzione: al livello massimo di relazione potremo prima prendere per mano il nostro interesse amoroso, per poi trasportarla in braccio sul letto della locando dove potremo avere “conversazioni intime”. Riuscire a togliersi dalla testa il disagio provato in alcune delle scene non è facile, anche per chi come me decidesse di evitare di provarci con l’intelligenza artificiale che si definisce nostra “figlia” o con la signorina che nella storia sarebbe la sorella/cugina di Kirito. Come se non bastasse, la narrazione sembra protrarsi all’infinito e soffre di parecchi problemi di ritmo, rallentando spesso fino quasi a fermarsi. Nessuno dei personaggi viene sviluppato in alcun modo (primo tra tutti il nostro, che non mostra mai più carattere di una tavoletta di legno) e ogni singola quest dove si dovrebbe scoprire di più sui nostri compagni non è altro che un breve riassunto di come e quando siano stati introdotti nell’anime. Fare queste missioni una dopo l’altra diventa molto rapidamente tedioso e ci si ritrova ben presto a ignorare quasi completamente tutta la sezione “visual novel” senza troppo badare a quanto questo possa influire nell’altra parte del gameplay.

NÉ ZUPPA NÉ PAN BAGNATO

Purtroppo anche quando si parla di pure meccaniche e progressione non si può che rimanere un po’ delusi. Il combattimento a primo acchito pare abbastanza complicato e attivo. Ad azzopparlo tuttavia sono un sistema di progressione parecchio annacquato – che permettere tra l’altro ai nuovi giocatori di acquistare, per un prezzo irrisorio, armature (arrivate nei DLC) di incredibile fattura anche ai livelli più bassi – e la randomicità con la quale è possibile ottenere armi in grado di portarti facilmente in spalla fino alla fine dell’avventura principale. Dopo aver messo mano per puro caso a una spada dai valori di base piuttosto alti mi sono ritrovato quasi costretto a renderla la mia arma principale (specie dopo averla potenziata con relativa facilità), a prescindere da quanto potessero esser diverse o interessanti le altre opzioni disponibili. Un vero peccato, soprattutto perché le abilità che si possono imparare e mettere in pratica sono direttamente collegate allo strumento con cui si combatte. Molte delle tecniche utilizzabili – introdotte frettolosamente con una caterva di messaggi a inizio gioco – sono comunque tutt’altro che indispensabili per procedere nella storia. Verso la conclusione delle 37 ore che hanno composto la campagna mi sono infatti ritrovato a utilizzare persino la grossolana integrazione del motion control, che permette di utilizzare gli attacchi normali sventolando senza troppa passione il joy-con destro, vincendo gli incontri senza la minima difficoltà.
Sword Art Online Hollow realization deluxe edition recensione

Molte delle tecniche utilizzabili sono tutt’altro che indispensabili per procedere nella storia

Sebbene tenti di emulare un classico MMO, Sword Art Online: Hollow Realization Deluxe Edition non riesce dunque a cogliere la vera essenza del genere e anche il design dei mostri e dei livelli è tanto blando da sembrare quasi una parodia. Per di più, anche avendo già tutti i pezzi a portata di mano per creare una propria versione ibrida tra JRPG e Visual Novel, il team di sviluppo di Aquria non è mai riuscito a fondere per bene questi particolari aspetti, che più o meno si intersecano solo in alcune determinate missioni. Le due anime del titolo cozzano in maniera selvaggia, intralciandosi l’un l’altra più volte, limitando parecchio la libertà di esplorazione del giocatore che si ritrova imbavagliato e costretto a seguire tutto quello che viene dettato dalla narrativa. La dissonanza tra quello che il gioco dice di essere e quello che effettivamente viene presentato si fa mano a mano sempre più grande, fino a diventare completamente inconciliabile. Nonostante la mia anima da completionist, quando finalmente l’improbabile storia si è conclusa con il classico lieto fine ho chiuso una volta per tutte Sword Art Online: Hollow Realization ignorando le decine di ore di contenuti aggiuntivi che in realtà il titolo ha ancora da offrire.

Esattamente come la serie da cui trae spunto, Sword Art Online: Hollow Realization Deluxe Edition ha alla sua base una premessa accattivante. Questo maldestro port di un titolo non proprio eccellente non riesce però a realizzare quel potenziale che tanto ha affascinato il pubblico e, con questo livello di qualità e così tante scene che potremmo definire amichevolmente “nipponiche”, è adatto solo ai più sfegatati dei fan, pronti a tutto pur di impersonare il loro eroe preferito.

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Pro

  • Davvero tantissimi contenuti...
  • Ottimo doppiaggio in lingua giapponese.

Contro

  • ...di discutibile qualità.
  • Grafica pessima in modalità dock.
  • Una storia che non rimarrà negli annali.
5

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