Nerd dentro

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Alcune sere fa ero a tavola a cenare insieme al resto della famiglia; nel conversare amabilmente della nostra giornata, mi sono ritrovato tutto imbellito a raccontare del Cala la Notte di Destiny 2 giocato la sera precedente con gli altri membri del #teamcrimine (senza riuscire a finirlo, ma questa è un’altra faccenda), spiegando la differenza tra armi cinetiche ed energetiche, il modificatore Prisma, l’importanza di gestire oculatamente all’interno del team le armi da vuoto, ad arco e solari…

Sono sceso un po’ troppo nel tecnico parlando di videogiochi, e le reazioni non sono state delle migliori

Avete presente quando parlate per cinque minuti di fila, tutti presi dal flusso di parole, come se il mondo non esistesse, poi d’un tratto finite quel che avete da dire, vi guardate attorno e vedete volti tra lo sconvolto e il basito? Ecco. Pur non essendo gamer sfegatate (le definirei più “casual”, ammesso che una definizione del genere abbia ancora senso), le bellissime donne di casa sono – ahimé per loro – consapevoli del lavoro che faccio, e non sono infrequenti le occasioni in cui parlo di quel che sto giocando in quel momento, di un titolo particolarmente atteso in procinto di arrivare, o di altre faccende a tema prettamente videoludico. Questa volta, però, sono sceso abbastanza nel “tecnico”, forse troppo, e le reazioni imbarazzate di moglie e figlie sarebbero probabilmente state le medesime se con lo stesso trasporto e puntigliosità avessi parlato di fotografia, o di pesca con la mosca.

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Non ce n’è, il drop di un’esotica continuerà a divertirmi, tanto quanto DooM 2

Resta il fatto che, mai come in quel frangente, mi sono reso conto di due cose: che per quanto uno possa fare della propria “mission” la divulgazione videoludica, per quanto uno metta tutto se stesso, nel lavoro che fa, per cercare di portare in edicola (oppure online, come in questo caso) una rivista che sia fruibile dal maggior numero possibile di persone, per quanto sogni un mondo nel quale il videogioco non sia più stigmatizzato o liquidato come faccenducola per ragazzini, alla fin fine, dentro di sé rimane comunque un “nerdaccio centopercento”, che si imbellisce quando droppa un’esotica, che scalpita mentre procede spedito il download del demo di Forza Motorsport 7 su PC, che sporadicamente recupera un vecchio wad di DooM 2 che aveva lasciato a metà dieci anni prima…

La seconda cosa è che, con ogni probabilità, le donne di casa mia non toccheranno mai Destiny 2. Se c’era una remotissima possibilità che accadesse prima, adesso è del tutto svanita. E continueranno a guardarmi con quell’aria tra il divertito e il compatito ogni volta che lo faccio partire. Ma va benissimo così.

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