Quando il Plus si chiama Destiny 2

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Le community di videogiocatori di titoli specifici nascono e crescono a vista d’occhio, a maggior ragione oggi con a proliferazione di social network  vecchi e nuovi. Conoscendone e frequentandone diverse, al momento dell’annuncio dei giochi disponibili nel PlayStation Plus di settembre ho potuto constatare come la proposta di inserire Destiny 2 abbia provocato autocombustioni interne a molti giocatori di vecchia data, intravedendo in questa operazione una sorta di tradimento nei confronti di chi si è presentato al day one per acquistare il secondo capitolo della saga. Un discorso in parte condivisibile ma, a conti fatti, assai sbagliato, soprattutto se si considerano i problemi con cui il titolo, anche nella sua prima incarnazione, è sempre andato contro.

Destiny 2 con il Plus è una chiara e palese mossa di marketing, spesso non contestualizzata nella giusta cornice. Il passaggio tra i due capitoli non è avvenuto nel migliore dei modi e, dopo appena due mesi, tantissimi giocatori hanno abbandonato la compagine dei Guardiani. Per alcuni l’aver “regalato” il titolo nel servizio mensile di Sony è suonata come la prosecuzione della mazzata economica che ha colpito il pubblico, in particolare nel momento dell’annuncio di un ulteriore season pass per l’anno due, accanto al costo abbastanza esoso per l’espansione I Rinnegati.Battle of Azeroth batte il record di velocità di vendite plus

Destiny 2 è diventato economicamente accessibile a tutti, proprio per incrementare il numero di giocatori

L’occasione mi sembra ottima per sottolineare come questo sia davvero l’unico modo per tenere in vita un progetto come Destiny, MMO da sempre votato a offrire al suo pubblico un servizio senza costi aggiuntivi, a parte ovviamente DLC o espansioni, complice una ripetitività al limite dell’inverosimile che è divenuta droga per alcuni e perdita di tempo per altri. World of Warcraft e il suo abbonamento mensile testimoniano tutt’oggi come un gioco supportato economicamente possa continuare a offrire tantissimo ai suoi utenti, basando su un simile presupposto il successo di lustri su lustri. Mi sembra dunque palese che, per ovviare definitivamente alla scarsità dei contenuti di Destiny, una solida soluzione sarebbe quella di  pagare: in quanti, però, sarebbero disposti a corrispondere a Bungie e Activision un canone mensile?

In secondo luogo, regalare Destiny 2 con il Plus comporta “svantaggi calcolati” per chi lo gioca la prima volta. Oltre alla storia e qualche modalità dopo l’end-game, infatti, il resto dell’offerta può essere sfruttata soltanto se si possiedono  i relativi DLC, ovvero La Maledizione di OsirideLa Mente Bellica e, a maggior ragione, l’ultima espansione de I Rinnegati – la migliore di tutte a detta del nostro Daniele Dolce. Quindi sì, il core-game di Destiny 2  è disponibile per i possessori del PlayStation Plus, ma tale scelta equivale alla strategia di marketing per cui i nuovi giocatori, provando il gioco e rimanendone intrigati, magari dopo aver saggiato per un weekend gratuito la nuova modalità Gambit (Azzardo), hanno comunque bisogno di tutti i DLC per diventare dei Guardiani degni di questo nome. La critica per la gratuità di Destiny 2 ad appena un anno dall’uscita, inoltre, è relativamente sterile anche in virtù del fatto che in giro per negozi la versione base si trova facilmente a 9 Euro (ed è stata offerta poco prima dell’estate attraverso il servizio Humble Bundle).  Ergo, Destiny 2 è diventato accessibile a tutti proprio per incrementare ulteriormente il numero di giocatori.

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Checché se ne dica, la mossa di Bungie e Activision è motivata e potenzialmente feconda

Non possiamo nemmeno dimenticare che a febbraio e marzo 2019 giungeranno due competitor di gran lusso quali Anthem e The Division 2, entrambi alla cerca di una fetta di pubblico – in particolare la creatura di Bioware – in parte coincidente con quella del gioco Bungie; offrire a tutti gli abbonati Playstation la possibilità di provare Destiny 2 è anche un modo per proteggersi preventivamente. In qualche misura Bungie si è pure mostrata consapevole di non aver saputo reggere il peso delle aspettative nel primo anno e reagire in questo modo, per quanto possa sembrare controverso, è assolutamente la miglior mossa che potesse essere tirata fuori dal cilindro. Infine, diciamocelo pure: per noi giocatori veterani, vedere innumerevoli giocatori di basso livello gironzolare nella ZME induce un piacevole senso di tenerezza.

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