Perché non ho mai tempo per ricominciare i miei videogiochi preferiti?

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È il dramma che il giocatore moderno affronta giornalmente: alcuni lo chiamano backlog (anche se come vi ho raccontato una volta, secondo me, il backlog non esiste), altri – come me – lo considerano alla stregua di quella pila di libri sul comodino che leggeranno un giorno lontanissimo. Peccato che nel frattempo si continui a comprare (giochi e libri) e la pila cresca e non si smaltisca mai abbastanza in fretta. C’è sempre qualcosa da leggere e giocare e sempre meno tempo per farlo.

Ecco un’altra deriva, ancora più preoccupante: prendo come spunto l’uscita di The Evil Within 2, un gioco che sinceramente non vedo l’ora di provare. Ho adorato il primo capitolo, così tanto da averlo idealmente inserito in quella lista di titoli che, prima o poi, avrei giocato nuovamente per coglierne le sfumature, per dare una seconda visione alla storia, per rinfrescarmi le idee in vista del sequel. E sapete cosa? Quella lista è immensa, lunghissima. Forse anche più dell’odiato backlog.

È un meccanismo perverso, che si autoalimenta perché fa parte di una macchina perfettamente oliata: in un momento storico in cui le uscite si succedono in modo compulsivo, siamo inconsciamente portati a regalare a ogni gioco il giusto spazio, quello necessario per portarlo a termine e poco altro, relegando poi l’eventuale 100% o una seconda run a un futuro lontanissimo, in cui avremo più tempo e voglia di riprendere in mano il tutto. Eh sì, avete indovinato: quel momento non arriva mai.

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per rigiocare, approfondire e concedermi del sano ozio videoludico, dovrei sacrificare il nuovo

Non so voi, ma fino a una decina di anni fa cercavo di spolpare bene un videogioco. Ai tempi di Xbox 360, quando un titolo mi piaceva proprio tantissimo, cercavo perfino di raggiungere gli agognati 1000G. Mi mettevo lì con calma e diventavo un maestro: imparavo i segreti, ne svisceravo ogni sezione, cercavo di arrivare a quel punto di saturazione che mi dava un sentimento di completo appagamento. Per quanto triste possa sembrare, non ci riesco più. Arrivo ai titoli di coda continuamente in affanno, con la fila che preme sulla spalla per domandare attenzione. “Ehi, hai giocato 70 ore a Final Fantasy XV e hai dieci giochi da iniziare!”.

L’ultima fantasia di Square è solo uno dei tanti vicoli che ho percorso quel tanto che mi “serviva”, per poi lasciarli a sé con la promessa di tornarci, un giorno. In fila ci sono anche The Witcher 3 (mi manca parte di Blood & Wine), Alien Isolation (vorrei rifinirlo), The Evil Within (come già detto), Persona 5, Nioh… citate un grande titolo degli ultimi anni e una parte di me – la più genuina – vi dirà che avrebbe voluto giocarci ancora un po’.

Però è impossibile: per rigiocare, approfondire e concedermi del sano ozio videoludico, dovrei sacrificare il nuovo. La forma mentis è quella di razionare, prendere il necessario. E mi dispiace moltissimo ma sono gli effetti della bulimia generale in un mercato che in 20 giorni, calendario delle uscite alla mano, vomita cose come Super Mario Odyssey, Fire Emblem Warriors, South Park, The Evil Within 2, Gran Turismo Sport, Destiny 2, Assassin’s Creed Origins e una valanga di indie interessantissimi. Ditemi voi… come si fa a ripercorrere un videogioco già parzialmente masticato, quando non c’è nemmeno spazio per quelli nuovi?

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