La mia storia con Animal Crossing: da quando mio papà ha fuso il GameCube alle microtransazioni di Pocket Camp

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Il primo Animal Crossing è stata la ragione per cui ho comprato un Nintendo GameCube. All’epoca, l’idea del gioco basato sull’orologio interno della console per stabilire il ciclo vitale dei personaggi mi sembrava una rivoluzione. Altro che Tamagotchi: questi festeggiavano il Natale, Halloween e perfino il mio compleanno! Andavano a dormire a una certa ora, si svegliavano, la domenica facevano il mercatino e l’economia locale cambiava a seconda delle mie spese. C’erano tornei di pesca, festival dei fiori, amicizie da coltivare e un intero museo da riempire di fossili. Insomma: non mi sarei annoiato mai più. Ricordo ancora le parole del fornitissimo negoziante mentre sparava il codice a barra in cassa: «Questo è uno dei giochi più belli che abbiano mai creato, lo sai?» E io, con gli occhi lucidi: «Sì, lo so»

L’incontro con Animal Crossing, insomma, fu esaltante. Non come avevo supposto, perché l’immaginazione è il motore più potente che abbiamo e, in fin dei conti, il tutto mi venne a noia nel giro di un mesetto, ma tracciò una linea di confine importante. Animal Crossing stregò completamente mio padre con una passione tale da fondere il Nintendo GameCube per le troppe ore di attività. Non scherzo: ne comprammo un altro all’uscita di Resident Evil 4. A differenza di quanto era successo a me, lui ci era finito sotto davvero di brutto. Aveva estinto completamente il debito con Tom Nook, lasciando basito perfino il procione.

Animal Crossing era destinato a diventare un fenomeno che avrebbe toccato tutte le persone a me care. All’uscita dell’episodio su Nintendo DS, il mondo di Animal Crossing contagiò mia sorella, al punto di catapultarla in una vita parallela colma di relazioni solidissime. Anche quella volta il mio periodo di infatuazione durò giusto un paio di settimane; per Laura le cose si erano invece fatte decisamente più serie. Sul comodino della sua casetta virtuale, perfettamente arredata seguendo uno stile impeccabile, faceva mostra di sé la foto della sua amica Griffa, simbolo di amicizia perenne e di fiducia incontrastata. L’uscita del capitolo su Nintendo Wii segnò una pesante ricaduta per il mio papà: uno stato di trance forse irripetibile nella storia dei videogiochi. Quando si trovò a estinguere totalmente il mutuo, decise di cominciare con un altro personaggio per il puro piacere di pagare un secondo debito (totalmente estinto anche quello, ma che ve lo dico a fare?).

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la mia vita e il destino di Animal Crossing sono profondamente legati

Animal Crossing ha colpito anche Ilaria, la mia compagna. Ci andò sotto nella versione per Nintendo 3DS: il suo villaggetto perfettino godeva di una manutenzione che nemmeno Buckingham Palace. Quando le regalai Animal Crossing Happy Home Designer ci restò attaccata per due giorni di fila, concedendosi solo sporadici momenti di lucidità destinati all’alimentazione. Poi venne da me, un po’ delusa, dicendo: è già finito?

La recente uscita su piattaforme mobile, quindi, mi ha un pochino spaventato. Quali incredibili episodi di dipendenza potevo aspettarmi dai miei cari? Il colmo è stato scoprire che quello che ci si è trovato maggiormente invischiato sono stato io. Ci ho passato il primo giorno azzeccato sopra come una mosca sul miele. Sono ancora il detentore del livello più alto, del giardino più curato, delle amicizie più salde. Tanto che è scattato anche quel perverso meccanismo che mi ha suggerito nell’orecchio di spenderci sopra qualche soldino di microtransazioni: fortunatamente il mio organismo, pieno di anticorpi in tal senso, è capace di resistere saldamente alla tentazione, almeno per ora.

La cosa certa è che, in qualche modo, la mia vita e il destino di Animal Crossing sono profondamente legati. Un giorno lontanissimo, quando deciderò di accollarmi un mutuo sulle spalle per comprare casa, mi aspetto di trovare un procione dall’altra parte dello sportello.

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