La creanza nel multiplayer online

creanza multiplayer online editoriale

Sarà che sto diventando vecchio, e sarà anche che qualche anno fa ero comunque abbastanza suscettibile all’argomento, ma sopporto sempre meno le furberie e la maleducazione, nella vita in generale e quando gioco in multiplayer in particolare.

Il primo atteggiamento è quello che mi manda più in bestia, perché mi chiedo quale sia il gusto di sfruttare glitch e bug pur di vincere una partita online. Ci sono regole che vengono dettate da chi i videogiochi li pensa e li sviluppa, e che sono concepite per fornire a tutti i partecipanti dei “paletti” di fruibilità: cercare di aggirarle pur di avere la meglio sull’avversario è – a mio avviso – l’antitesi del divertimento. Sto parlando di quelli che ti speronano alla prima curva, consapevoli che il gioco non darà penalità; o di quelli che segnano un gol sempre nello stesso, fottutissimo modo con Cristiano Ronaldo; o ancora, di quelli che, sfruttando un glitch, si nascondono dentro un muro e ti sparano a ripetizione, senza che tu possa colpirli in alcun modo. Certo, si potrebbe obiettare che se il gioco lo consente, allora perché no? Perché il gioco lo consente non per scelta progettuale, ma perché nessuna ciambella esce col buco perfetto. A mio avviso, sfruttare una debolezza strutturale per avere la meglio sugli altri, beh… è come barare. E io, giocando contro i bari, non mi diverto per nulla.

Il secondo fatto è comunque ugualmente fastidioso. Al di là della bimbominkiaggine dilagante, mal reggo gente che sbraita, urla le peggio cose e ti insulta l’intero albero genealogico, financo ti scrive messaggi poco amorevoli via messaggistica anche dopo che la partita si è conclusa. In certi casi basterebbe spegnere il canale audio dei soggetti e tanti saluti, ma ci sono videogiochi che non lo consentono, o semplicemente è necessario che si fruisca della chat vocale per un minimo di coordinazione (come nel caso di Battlefield 1) se non si vuole andare allo sbaraglio, a detrimento anche dell’esperienza degli altri compagni di squadra.

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sopporto sempre meno le furberie e la maleducazione, nella vita in generale e quando gioco in multiplayer in particolare

Analizzando bene la questione, ho notato che entrambi gli atteggiamenti scemano in misura esponenziale alla celebrità di un titolo. Nella mia carriera di videogiocatore multiplayer ho trovato alcune isole felici – seppur numericamente comunque ben frequentate – dove non ho avuto mai, mai, mai modo di incrociare un furbetto o un maleducato. Penso, ad esempio, a Killzone: Shadow Fall (che ha un multiplayer fantastico, peraltro!), sul quale ho passato un monte ore altissimo e laddove ho condiviso gioie e dolori con un quantitativo spropositato di persone, tutte con in mente solo una cosa: divertirsi in maniera sana, educata e onesta. Penso anche alle mie esperienze online con FIFA 17 e PES 2017: nel primo caso trovare qualcuno che tenti di “giocare a calcio” è merce rara, almeno guardando alla community su Xbox One; nel secondo, nonostante il figlioletto di Konami paghi pegno nei confronti di quello di EA su alcuni fronti e abbia venduto un decimo, è più facile che mi diverta e che peschi nel mazzo del matchmaking qualcuno che abbia voglia di confrontarsi sul piano tattico e della costruzione.

Non so se c’è davvero una relazione tra la diffusione di un titolo e la combo furberia/maleducazione della sua community. Ciò che so è che vorrei tanto riuscire a giocare un po’ più serenamente, senza essere circondato da scimmie urlatrici e da gente che venderebbe la madre pur di intascare cinque euro al Gratta e Vinci. Il che – badate bene – non significa voglia di rilassatezza o di non mettermi in seria competizione con gli avversari: nelle notti passate sul già citato Killzone ho partecipato a match tiratissimi e carichi di tensione. Una tensione sana, però, che vorrei ritrovare ogni santa volta che mi collego a un server multiplayer. Chiedo troppo?

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