Generazione GPS

generazione gps dead space

Ebbene sì, se non si era capito il mondo intero sta giocando a Destiny 2, compresa la vostra redazione videoludica preferita. Tranquilli, il titolo Bungie è solo una mera scusa che mi permette di parlare di un argomento a me particolarmente caro: la dannata bussola che accompagna gran parte dei giocatori da qualche anno a questa parte.

Mentre sparavo a qualsiasi cosa si muovesse su Nessus, in felice compagnia del nostro Marietto nazionale, mi sono reso conto che le missioni che stavamo affrontando erano solo un pretesto per fare delle piacevoli chiacchiere, con finalmente una “scusa” per poter impiegare un intero pomeriggio all’insegna del relax, lontano dagli impegni familiari, dagli obblighi della “vita reale” e di tutte quelle cose che ci aspettano quando spegniamo la console o – più semplicemente – quando ci trasformiamo in poliziotti per arrestare il sistema.

Come scriveva il buon Kikko qualche mese addietro, spesso giocare online è un modo come un altro per passare del tempo con qualche amico, trasformando la fatidica partita di Trionfo al baretto in un deathmatch a squadre adrenalinico. Ebbene, se noi giocatori riusciamo a inserire “il pilota automatico” e riuscire a portare a termine missioni non particolarmente impegnative mentre si discute della SPAL in Serie A e dell’importanza del premio Academy Award per la redazione di TGM, lo dobbiamo soprattutto a quella freccetta bianca che ci indica costantemente dove andare e cosa fare.

Sono sincero: ho sempre odiato il GPS videoludico, anche nelle sue prime incarnazioni. I primi forti sentori di fastidio li ho avuti giocando a Dead Space, titolo che – nonostante le mie crisi d’ansia generalizzate e l’Alt-F4 d’istinto davanti al primo schifo urlante – ho finito e amato con tutto il cuore. Il poter evocare quella specie di ologramma, sempre pronto a indicarmi la via da seguire alla semplice pressione di un tasto, ha spezzato più e più volte la tensione provata negli oscuri corridoi della USG Ishimura, e cercavo di utilizzarla il meno possibile perché in qualche modo mi sembrava di barare.

generazione gps skyrim morrowind

ho sempre odiato il GPS videoludico, anche nelle sue prime incarnazioni

L’illuminazione l’ho però avuta giocando a Skyrim, che ammetto di non aver mai apprezzato particolarmente: sono “cresciuto” prima con Ultima, e successivamente con Morrowind, in cui ero costretto a leggere decine di libri e prendere appunti per capire dove trovare un NPC necessario per continuare la quest principale; ritrovarmi quella dannata freccia bianca sempre in primo piano mi distraeva dalla magnificenza della mappa di gioco. Quando possibile ho sempre disabilitato tale funzione, sopratutto per titoli come Dishonored, che una volta “ripulito” da GPS e indicatori si trasforma in un’esperienza molto più profonda e interessante (almeno per il sottoscritto).

Il mio problema, o almeno uno dei tanti, è che per chissà quale forma di orgoglio o rabbia repressa trovo ingiusto che altri giocatori affrontino la mia stessa avventura in maniera “facilitata”. Il discorso nella mia testa è semplice: se io devo “soffrire” per terminare una missione e capire dove trovare gli obiettivi, anche il resto del mondo deve faticare come me. Certo, togliere quella freccetta bianca è una mia personalissima scelta, ma spesso mi trovo a borbottare contro le software house troppo “permissive” che dovrebbero semplicemente rimuovere qualsiasi forma di GPS integrato (a tal proposito, l’avete letto l’editoriale di Claudio che parla proprio di come il GPS nei videogiochi abbia influenze sul cervello?).

Ora però sto invecchiando, il tempo per stare attaccato al monitor è sempre meno, e sinceramente perdere interi minuti gironzolando senza meta nella speranza di capire dove recarmi potrebbe essere una scusante più che sufficiente per cestinare un titolo e passare al punto successivo nella lista del mio backlog. Alla fine, come potete immaginare, sto cominciando ad apprezzare quella fastidiosa freccetta bianca, che ho imparato a ignorare quando voglio dedicarmi profondamente a un gioco, e che ho al contempo imparato ad amare quando “spengo il cervello” e sparo a cose che si muovono, mentre lascio il mondo alle spalle e chiacchiero con quelle splendide persone che faticano, giorno dopo giorno, per riempire il sito che avete sotto gli occhi. Ora farei fatica a farne a meno, ma sotto sotto, continuando a ricordare a chiunque mi passi davanti che “Morrowind era meglio” in un tripudio di lamentele e borbottii, la mia reputazione da giocatore “duro e puro” riesce a salvarsi. Fino a oggi, almeno.

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