Neutralità della rete (anche per i gamer)

neutralità rete

Noi siamo qui da settimane a parlare di loot box, videogame e gioco d’azzardo, microtransazioni e compagnia bella, ma c’è una questione ben più “macro” che riguarda tutti quanti, anche i gamer, relativa alla cosiddetta “net neutrality”, la neutralità della rete, che va parecchio oltre il problema della privacy di cui ci siamo già occupati lo scorso marzo.

Il succo del discorso si trova a questo indirizzo, e sta nel fatto che il prossimo 14 dicembre, la FCC (Federal Communications Commission) voterà una proposta presentata da Ajit Pai, presidente della commissione nominato da Trump (ma chiamato nell’organico della FCC da Obama), che di fatto potrebbe portare alla fine della neutralità della rete così come l’abbiamo sempre conosciuta fino a questo momento. Per il momento negli Stati Uniti, ma poi sappiamo come funzionano queste cose, che ci mettono un amen ad arrivare anche da noi, come gli hamburger e Rebecca Black.

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La neutralità della rete è una di quelle cose che non ti accorgi di avere fin quando non te la portano via. Vi suona familiare?

Cos’è la neutralità della rete? La definizione può essere complessa, e non ne esiste una univoca, ma in buona sostanza è quel principio per cui i provider che forniscono accesso a internet non possono discriminare in alcun modo il traffico che viaggia sui loro canali. Ed è una cosa che oggi diamo assolutamente per scontata, ovviamente. A qualunque sito/servizio mi collego, mi aspetto che vada al meglio, e se non va al meglio, che la colpa sia del servizio, non certo della connessione che viene forzatamente favorita o penalizzata. Sotto molti punti di vista, la neutralità della rete è una di quelle cose che non ti accorgi di avere fin quando non te la portano via. Vi suona familiare?

Attualmente, c’è tutta una serie di cose che i provider non possono fare, ma che in assenza di una norma esplicita che tuteli la neutralità della rete, diventerebbero possibili:

  • rallentare il traffico verso siti e/o servizi, magari di provider concorrenti o particolarmente usati dagli utenti (penso giusto a Facebook o YouTube), e far pagare per togliere questi “blocchi”
  • bloccare un certo tipo di contenuto (religioso, politico, ma non solo) a sua totale discrezione
  • ecc. ecc. ecc.

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Di fatto, ogni provider potrebbe creare a sua discrezione corsie preferenziali e corsie più lente, e mettere siti e servizi vari nelle une o nelle altre, in base a simpatie e opportunità del momento. Più semplicemente, potrebbero decidere di far pagare degli extra alle aziende per entrare nelle corsie preferenziali (lasciando poi che le aziende di cui sopra ricarichino le spese sui consumatori, ovviamente).

In questo scenario, i “big” si troverebbero favoriti, e i piccoli a non avere pari opportunità di crescita

Le realtà minori, quelle che non possono permettersi di pagare il “pedaggio” per la corsia preferenziale, ovviamente, si troverebbero nella condizione di offrire un servizio peggiore. Non è difficile immaginare uno scenario nel quale colossi come Google, Facebook o Amazon non hanno problemi nel versare l’obolo del “pedaggio extra”, e tutti gli altri no. Il risultato, ovvio, è che i grandi diventerebbero sempre più grandi, e ogni possibile concorrente/alternativa verrebbe penalizzata in partenza, rendendo sempre più solida la posizione di vantaggio dei più grossi (che, val sempre la pena ricordarlo, sono partiti “piccoli”, e sono diventati quello che sono proprio perché la rete è sempre stata neutrale). Non finisce qui, naturalmente: i provider potrebbero prevedere pacchetti extra nelle proprie offerte commerciali (a pagamento, o come bonus per attirare nuovi clienti) che garantiscano l’accesso “normale” ai siti/servizi più frequentati, relegando chi non se li può permettere a usufruire di un servizio peggiore.

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Non pensiate che i videogiochi siano estranei al problema, tutt’altro

E siccome siamo su thegamesmachine.it, e di base ci occupiamo di videogiochi, non crediate che il nostro mondo sia poi così estraneo al problema. Tutt’altro. Banalmente, Steam di Valve rientra sicuramente nei “big” che si possono permettere il “pedaggio”, e come lei probabilmente i vari Electronic Arts, Activision ecc. I piccoli, invece, sarebbero costretti con ogni probabilità a sucare, e a vedersi castrata in partenza ogni possibilità di crescita. Penso giusto a fenomeni come Rocket League o PlayerUnknown’s Battlegrounds, che in uno scenario di questo genere non avrebbero probabilmente avuto la possibilità di esplodere come hanno invece fatto, giocandosela su quello che gli americani definiscono correttamente “campo da gioco piatto“. Dal lato del consumatore, poi, ogni ISP potrebbe offrire un pacchetto “gaming” che garantisca banda massima per scaricare i giochi, che ormai sono quasi tutti in digitale, pesano dai 50 ai 100 GB e hanno aggiornamenti ogni due per tre, spesso di dimensioni ragguardevoli; peraltro, già adesso c’è chi, come TIM, si fa pagare per avere un ping decente, così che i “ricchi” possano giocare serenamente online e i “poveri” si trovino ammazzati dal lag, prima ancora che dagli avversari.

Sono d’accordo con voi, visto così è un orrendo scenario da pessima fantascienza distopica. Purtroppo, è un rischio molto concreto. Non sono cambiamenti che avvengono da un giorno all’altro, ma non illudetevi: mettere in pista le peggiori mosse commerciali descritte poco sopra è questione davvero di poco. E il 14 dicembre è dietro l’angolo.

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