Salt and Sanctuary - Recensione

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From Software ha diversi meriti, e uno di questi è l’aver dimostrato l’esistenza di un nutrito gruppo di videogiocatori che ha voglia di affrontare esperienze ludiche impegnative e, perché no, genuinamente punitive. Non è un caso che dopo il successo di Demon’s Souls prima, e Dark Souls poi, diverse altre software house abbiano iniziato a guardare con interesse a questo tipo di action RPG: l’opera di Ska Studios, Salt and Sanctuary, si inserisce proprio nel filone dei cosiddetti soulslike, prendendo sì ispirazione dai giochi realizzati da Miyazaki e compagni, ma spostando parte dell’attenzione sulle dinamiche di platforming bidimensionale tipiche dei titoli di stampo metroidvania.

IN UN ALTRO CASTELLO

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Strizzando l’occhio ai dungeon crawler della già citata casa giapponese, l’avventura di Salt and Sanctuary ha inizio con la creazione del personaggio, modificandone alcuni tratti estetici e scegliendo una delle classi di partenza: questa andrà a determinare solamente l’equipaggiamento iniziale e le statistiche di base, veicolando solo in apparenza le decisioni future dello sviluppo del protagonista. Nulla vieta, infatti, di cambiare radicalmente approccio in corso d’opera: un eroe che nasce paladino, per esempio, può tranquillamente trasformarsi in un esperto delle arti magiche, abbandonando in parte o in toto il sentiero scelto all’inizio del gioco.

Salt and Sanctuary si inserisce nel filone dei cosiddetti soulslike

Una volta selezionato il personaggio è tempo di imbarcarsi nell’avventura vera e propria, nel senso letterale dell’espressione: il viaggio del protagonista inizia su una nave che scorta una principessa verso il luogo in cui si celebrerà il suo matrimonio, un’unione che dovrebbe far nascere un’alleanza tra due regni e porre fine a un conflitto secolare. Chiaramente qualcosa va storto: il vascello viene abbordato da degli assalitori misteriosi e la principessa viene rapita; come se non bastasse, un gigantesco mostro marino attacca la nave, distruggendola. Il nostro eroe si risveglia sulle sponde di un’isola avvolta dalla nebbia, la sua missione è solo una: trovare e salvare la principessa dai suoi aguzzini.

SALE SULLE FERITE

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Sin dalle prime battute ci si rende conto di trovarsi di fronte a un titolo impegnativo, anche se tutt’altro che originale: d’altronde gran parte delle meccaniche sono state prese in prestito dai giochi della serie Souls e trasportate in un ambiente 2D. Ecco quindi che ogni nemico ucciso lascerà dietro di sé un cumulo più o meno consistente di sale, l’equivalente delle anime o del sangue delle opere targate From Software, valuta essenziale per salire di livello o potenziare gli oggetti dell’equipaggiamento. Perire in combattimento o a causa degli abbondanti pericoli ambientali significherà perdere tutto il prezioso sale accumulato, costringendo il giocatore a ritornare sul luogo della morte nel caso in cui si voglia provvedere al recupero del bottino: per farlo sarà necessario eliminare il nemico che ha ucciso l’eroe oppure, in caso di dipartita causata da una trappola o da un salto troppo azzardato, uccidere una creatura spettrale nata dalla materializzazione dello stesso sale.

La difficoltà viene amplificata dalla presenza di numerosi mostri che non sottostanno alle regole del gioco

Purtroppo, al contrario di quanto accade nelle opere firmate da Hidetaka Miyazaki, spesso si ha l’impressione che i numerosi fallimenti non dipendano esclusivamente dalla scarsa abilità del giocatore o da una momentanea disattenzione. In Salt and Sanctuary, la difficoltà viene amplificata dalla presenza di numerosi mostri che non sottostanno alle regole del gioco: di frequente ci si imbatte in creature volanti che attraversano i livelli nella loro interezza, spesso sovrapponendosi a muri o a piattaforme sospese. Ne risultano lotte impari in cui il protagonista è incapace di raggiungere e colpire i mostri in questione, mentre questi continuano a sferrare attacchi a distanza contro l’eroe da una posizione di virtuale invincibilità; addirittura alcuni boss scompaiono completamente dallo schermo, rendendo impossibile l’anticipazione delle loro mosse e agevolando una frustrante dipartita. Sempre a proposito di tutto questo, va segnalato che molto spesso i nemici e le trappole si confondono facilmente con lo scenario, rendendone difficile l’identificazione.

SINFONIA DI PIATTAFORME

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Come già accennato in apertura, l’action RPG di Ska Studios fa molto affidamento sulle meccaniche di platforming. Pur non raggiungendo vette di eccellenza, il level design di Salt and Sanctuary spinge il giocatore a esplorare in lungo e in largo le varie location, spronandolo ad azzardare salti complessi o a cercare strade alternative per raggiungere tesori visibili ma difficili da raggiungere. A tal proposito non si può evitare di citare la scelta del team di sviluppo di puntare su un approccio simile ai metroidvania: spesso è necessario acquisire precise abilità speciali per poter proseguire l’avventura o arrivare in zone segrete. Queste abilità vengono fornite al protagonista da determinati personaggi che lo aiuteranno durante il suo cammino a prescindere dalla classe o dal percorso di sviluppo prescelto. Ne consegue che, come in un Castlevania o un Metroid, il backtracking rappresenta uno dei cardini del gameplay. Per visitare le aree precedentemente inaccessibili è necessario ripercorrere spesso i livelli già completati: per fortuna il tutto è reso più comodo dalla scoperta di scorciatoie e passaggi segreti che permettono un collegamento rapido tra le zone, minimizzando i tempi morti e rendendo molto più scorrevole l’esperienza di gioco complessiva.

SALE E SANTUARIO

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All’interno dei livelli sono presenti anche delle zone sicure, i santuari, che ricordano i falò della serie Dark Souls: è nei santuari che è possibile salvare il gioco, spendere il sale raccolto per salire di livello, oppure interagire con i personaggi non giocanti. La progressione del personaggio si basa su un sistema che ricorda molto la sferografia utilizzata in Final Fantasy X: a ogni level up viene fornita una perla da spendere nell’albero delle abilità e delle caratteristiche, andando ad aumentare i valori prescelti. Più ci si allontana dal tronco e più ci si specializza in una determinata tipologia di combattimento: la sezione dedicata al corpo a corpo più puro si troverà dal lato opposto a quello magico, mentre le differenti sfumature si posizionano nei rami più centrali.

La traduzione italiana di Salt & Sanctuary può essere definita solo raccapricciante

I personaggi presenti nei santuari, poi, non saranno fissi. Anzi, a dirla tutta spesso i santuari appena scoperti non conterranno alcun PNG: quali evocare al loro interno dipende esclusivamente dalle preferenze del giocatore. Il sistema di evocazione si basa sulla raccolta di idoli dalle fattezze di fabbri, mercanti, alchimisti, e via di seguito che verranno poi offerti alla divinità prescelta per far comparire il relativo personaggio nel luogo sacro. Tra l’altro va detto anche che i PNG influenzano l’area di gioco in cui è posizionato il santuario offrendo bonus specifici al nostro eroe: per esempio un fabbro aumenta la potenza degli attacchi fisici, mentre un alchimista migliora la resistenza alla magia. Un escamotage interessante che permette una personalizzazione ancora più alta dello stile di gioco ma che al contempo richiede una migliore gestione delle risorse: gli idoli, infatti, non sono infiniti anzi, spesso possono essere raccolti solo in aree nascoste dei livelli o comunque difficilmente raggiungibili.

Prima di chiudere permettetemi di spendere qualche parola sulla localizzazione italiana: credo non ci sia un altro termine per definirla se non raccapricciante. Con buona probabilità è stata realizzata con un programma di traduzione automatica, o comunque non da un gruppo di traduttori serio ed esperto. È stata effettuata una traduzione letterale che nella stragrande maggioranza dei casi stravolge completamente il senso delle frasi: un esempio su tutti, “metal plate” diventa “piatto di metallo” invece di “armatura a piastre”. Ne consegue che il tutto diventa illeggibile ed è anche difficile giocare se non si capisce il senso di un dialogo o la descrizione di un oggetto dell’equipaggiamento. L’unica soluzione è impostare l’inglese come lingua di sistema attraverso le opzioni della console, un procedimento che ruba appena una manciata di secondi: in questo modo Salt and Sanctuary sarà disponibile nella lingua di Albione senza dover districarsi attraverso una traduzione in italiano più deleteria che utile.

Nonostante sia generalmente poco rifinito e soffra di diversi problemi di bilanciamento o riconducibili a scelte di design decisamente opinabili, Salt and Sanctuary rappresenta una gradevole rivisitazione bidimensionale della formula divenuta celebre grazie ai titoli di From Software e Hidetaka Miyazaki. Pur ispirandosi vigorosamente ai giochi della serie Souls, l’opera di Ska Studios può comunque contare su una propria identità derivata dalla presenza di meccaniche platform che richiamano a giochi come Symphony of the Night o Super Metroid. Salt and Sanctuary non reinventerà la ruota, ma è comunque un soulslike che gli appassionati del genere dovrebbero tenere in considerazione.

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Pro

  • Prende il meglio dai Souls e lo porta in un ambiente 2D.
  • Progressione del personaggio interessante.
  • Innesti platform e metroidvania azzeccati.

Contro

  • I nemici non sottostanno sempre alle regole del gioco.
  • Alcuni mostri e trappole si confondono con lo scenario.
  • La traduzione in italiano è raccapricciante.
7

Buono

Le leggende narrano che a Potenza ci sia un antro dentro al quale vive una misteriosa creatura chiamata Alteridan. In realtà è solo il nostro Daniele, che alterna stati diurni di brillantezza ad altri notturni dove i suoi amici non hanno ancora capito che non conviene fargli assumere troppo alcol.

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