Perfetti sconosciuti

Perfetti sconosciuti

Negli ultimi giorni, tra le battute di caccia di Monster Hunter World e le avventure in mare della beta di Sea of Thieves, la costante è stata ovviamente il multiplayer cooperativo, una formula di multigiocatore che sta diventando sempre più iconica e usuale. In questi casi, com’è ovvio che sia, il divertimento massimo lo si ottiene condividendo l’esperienza con i propri amici, un po’ perché è molto più rilassante affrontare le peripezie in un contesto familiare, magari abbandonandosi al trash talking più verace in chat vocale, un po’ perché far leva su un affiatamento pre-esistente ha i suoi bei vantaggi in termini di economia di gioco. Insomma, conoscere bene il proprio party è un valore aggiunto non indifferente, ma anche affidarsi alla sorte può riservare sorprese piacevoli.

Per esempio, l’altra sera, andando a zonzo per il Nuovo Mondo con Claudio, mentre provavamo a capirci qualcosa di Monster Hunter World con successi alterni (in attesa che Danilo venisse a mostrarci la sacra via del cacciatore), è comparso nella chat vocale della sessione un ragazzo esperto della saga e giustamente esaltatissimo per il nuovo arrivato di Capcom, che si è aggregato al party condividendo con noi preziose nozioni. Senza fronzoli, senza convenevoli, in un batter d’occhio siamo andati a caccia di Pukei-Pukei in totale allegria, alternando discorsi più o meno personali a considerazioni sul titolo Capcom in totale armonia.

Nel momento in cui la cooperazione diventa l’unica strategia vincente, la diffidenza crolla

Ancora migliore, però, è stata l’esperienza in Sea of Thieves, anche perché se in Monster Hunter World le dinamiche tecnicamente permettono di riuscire a fare gruppo anche senza comunicare direttamente, nel titolo di Rare la coordinazione è tutto, e mi riesce molto difficile pensare a un equipaggio che non faccia uso della chat vocale. Tra l’altro, considerando la fase di beta, l’aspetto più buffo di questi giorni è stato chiaramente il matchmaking totalmente privo di regole di prossimità, che ha portato la nascita di assurde combriccole multiculturali degne davvero delle più sgangherate ciurme dei sette mari.

La sessione più divertente che mi sia capitata è stata probabilmente una di coppia, quando mi sono trovato sulla scuna di qualcuno che aveva giocato gran parte della sua avventura con un amico, e che evidentemente aveva dovuto staccare a un certo punto. Ignaro che lo slot libero potesse essere occupato da uno sconosciuto, si è ritrovato in piena caccia al tesoro il mio pirata a bordo. La sua reazione è stata oltremodo singolare: prima di parlarmi mi ha puntato sia la spada che la pistola contro, saltellando e utilizzando emoticon minacciose. Io ho risposto con un inchino e tirando fuori ovviamente la fisarmonica per suonare una melodia distensiva, e soltanto in quel momento sento in cuffia un: “Hello?! Can you hear me?”. In pratica, il suo primo pensiero era stato, comprensibilmente, quello di essere attaccato da un pazzo pirata omicida, ma avendomi visto collaborativo e inoffensivo il suo muro di diffidenza è crollato. Una scena che un po’ racchiude lo spirito del gioco, un po’ ribalta anche le dinamiche abituali, mostrando un mondo online sempre più inclusivo, dove il divertimento nasce dal far funzionare le cose al meglio.

monster hunter world recensione

non c’è nulla di più divertente che capirsi, spiegarsi e coordinarsi con qualcuno che conosci soltanto all’interno di un mondo virtuale

La sensazione è che nel momento in cui la cooperazione diventa l’unica strategia vincente possibile e la comunicazione l’unica arma efficace per godere di un’esperienza di qualità, crollano tutte le barriere, sia culturali, sia di malcostume spesso tipico dei giochi online affrontati con compagni d’avventura random. Questo non vuol dire assolutamente che il mondo lì fuori stia improvvisamente diventando tutto rose e fiori, ma la normalizzazione del multiplayer online e le dinamiche cooperative sempre più fondamentali all’interno di titoli con un bacino d’utenza molto ampli stanno evidentemente facendo cambiare il modo in cui ci poniamo nelle comunità volatili e casuali dei gruppi di gioco spontanei.

Che sia l’inizio di un abbassamento complessivo di tossicità non saprei, e non mi sogno neanche minimamente che di qui a poco possa scambiare due chiacchiere serene con i miei avversari di FIFA, però ecco in questi giorni le esperienze sono state pressoché tutte positive, e invito tutti a provare l’ebbrezza di lanciarsi all’avventura con dei perfetti sconosciuti, perché non c’è nulla di più divertente che capirsi, spiegarsi e coordinarsi con qualcuno che conosci soltanto all’interno di un mondo virtuale. Per un attimo è stato come tornare ai tempi dei MUD, dove l’identificazione del personaggio è totale e non esistono nient’altro che le tue azioni nel mondo virtuale. Si tratta di un cambio di prospettiva interessante, che dà un boost non indifferente all’immersività. D’altronde, cosa c’è di più romantico che ritrovarsi a bordo di un brigantino a urlare indicazioni marine sbagliate in un inglese claudicante?

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