Tutorial for dummies

Siete Adam Jensen. Furtivi, vi muovete protetti da uno spartitraffico di cemento in grado di celare la massa del vostro corpo augmentato. Più avanti, una guardia si fa una paglia all’ombra di una mezzanotte nera e oro. In silenzio, si gusta la sua sigaretta per un minuto, due minuti… cinque minuti, dandovi tutto il tempo necessario per effettuare la prima stealth kill, brutale o non letale, a vostra scelta. Assaporate questo momento: non vi ricapiterà più per tutto il gioco!A prescindere dalle abilità che acquisirete con i potenziamenti Praxis, infatti, il numero di avversari sarà sempre tale da rendere molto più difficile, talvolta quasi impossibile, eliminare i nemici in maniera silenziosa. E poco conta l’abilità di evidenziare i coni di visione degli opponenti: quando sulla mappa sono presenti più guardie dislocate su differenti livelli risulta davvero ostico tenere d’occhio il quadro d’insieme… a meno che non siate portati per il multitasking! (è sempre possibile ricorrere al ramo dell’invisibilità, ma se siete un purista dello stealth, come il sottoscritto, una facilitazione simile non la prenderete neppure in considerazione).

Esiste sovente uno scollamento davvero esagerato tra la fase di tutorial e la effettiva realtà di un titolo

E questo è solo un esempio scelto per evidenziare lo scollamento sovente presente tra la fase di tutorial e la effettiva realtà di un titolo. Naturalmente, la parte introduttiva/preparatoria deve avere una sfida settata al minimo per concedere spazi di manovra e soprattutto di errore al giocatore, ma sono molti i casi in cui tutto ciò sconfina nell’ingannevole. L’eccellente Hitman: Blood Money, a dimostrazione di quanto appena detto, inizia nella maniera più lineare e noiosa possibile, spiegandovi per filo e per segno i passi da seguire, le mosse da compiere. Si viene poi collocati in una mappa aperta, vastissima, dove occorre arrangiarsi; in pratica, l’opposto di quanto appena visto. In questo frangente, sarebbe stato più opportuno partire con un contesto maggiormente aperto e fornire indicazioni generali su come muoversi in tale situazione, per inquadrare – fin dal principio – lo spirito e la natura emergente del gameplay.

POSSO SKIPPARE?

Per quanto adori i titoli di Bethesda detesto ardentemente i loro tutorial che tendono a superare mediamente l’ora di gioco. Spesso, questa fase introduttiva è caratterizzata da momenti dall’alto tasso cinematografico, va detto molto ben orchestrati, ma che poi vengono accantonati in favore di una natura maggiormente open.

nei giochi Bethesda tengo sempre un save all’”uscita” della sezione iniziale

Confrontati con quello di Fallout: New Vegas, che presenta molte scorciatoie in grado di abbreviarne la durata, i tutorial della casa di Rockville escono a pezzi e viene da considerare che sarebbe opportuno sacrificare una certa spettacolarità per entrare subito nel cuore dell’azione, rinunciando ad assistere per la “centesima” volta all’omicidio dell’imperatore Uriel Septim VII o alla festa per l’assegnazione del Pip-Boy al giovane protagonista di Fallout 3, perché ne passa di tempo prima di uscire dallo stramaledetto Vault 101; esperienza gradevole, la prima volta, decisamente superflua quando – dopo essersi accorti di aver realizzato un personaggio “zoppo” – nasce spontaneo il desiderio di ricominciare per creare un avatar più performante, dotato di skill migliori. Ed è per questo tengo sempre un save all’”uscita” della sezione iniziale, per non dovermi sciroppare nuovamente la melassa!

A prescindere dalla possibilità di saltare la fase introduttiva, di norma non apprezzo quei tutorial – per quanto creativi – che si svolgono in una struttura d’addestramento, come nel caso di Tom Clancy’s Splinter Cell oppure dell’ottimo System Shock 2. Sono momenti che sanno di artefatto e che “gridano” a squarciagola “tutorial”. Abbiamo poi quelle dimostrazioni che si dilungano per mostrare l’efficacia di alcune abilità, come il lancio di oggetti per distrarre i nemici in Hitman: Absolution, stratagemmi che hanno un’utilità pratica decisamente ridotta durante la partita, causa la presenza di guardie stazionarie che non si scollano dalla propria posizione. Vale anche la pena di citare il pessimo Gothic III, che inizia sbattendoci in mezzo a una rissa con una ventina di orchi. Un vero e proprio omaggio al caos.

TUTORIAL FOREVER

Se quanto sopra può essere soggettivo, legato anche ad alcune inabilità del sottoscritto (come nel caso dell’impiego della furtività in Deus Ex: Human Revolution), davvero non sopporto quei tutorial che perdurano sostanzialmente per l’intero gioco.

Artyom non parla, ma i suoi compagni eccedono nelle indicazioni

Se in Metro 2033 Artyom non parla affatto – cosa apprezzabilissima, come detto qui – di contro eccedono nelle indicazioni i suoi compagni che spiegano sempre al Nostro cosa fare, dove andare, quanti e quali proiettili raccogliere; come sfruttare al meglio la torretta, oppure che ci consigliano con assoluta ovvietà di prepararci in vista dell’ennesima ondata di Nosalis. “Artyom vai di qua”, “No, Artyom vai di là” son frasi sin troppo spesso ripetute nel contesto di gioco e non fanno altro che accentuare la linearità del titolo. Non che sia un difetto, data la qualità dell’insieme, ma la continua sottolineatura della natura “diritta” dell’esperienza, nondimeno, risulta sgradevole.

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