Quando una sola run basta e avanza

heavy rain beyond due anime collection

Ed è giocando a The Banner Saga (qui la recensione del suo seguito, pubblicata proprio ieri) che, una volta per tutte, ho perso la partita contro la voglia di lasciarti andare e basta. Successe con The Walking Dead e poi con Beyond Due Anime, ma ogni volta mi dicevo che non sarebbe più accaduto… un po’ come quando vuoi smettere di fumare e, per citare Vasco, rimandi tutto a domani. Il titolo di Stoic Games presenta, infatti, una struttura narrativa a bivi, in stile libro game, intervallata da scontri a turni su scacchiera. Il mio genere di giochi preferito in assoluto, fin dai tempi di Front Mission su SNES; roba che sono capace di dimenticarmi di andare a prendere mia figlia all’uscita da scuola, pur di farmi un’altra battaglia.

Una peculiarità di The Banner Saga, però, è la gestione automatica dei salvataggi, quindi se rispondi picche a un invito o declini una battaglia, indietro non si torna. F5 addiction a parte, ho ricominciato la run cinque volte per capire come funziona l’albero delle scelte, e a prescindere dal risultato ottenuto, ancora una volta mi sono fatto fregare dalle meccaniche implicite e ho voluto guardare dentro la testa della bambola. Nel caso di The Walking Dead fu solo la fine dell’amore, con Beyond Due Anime solo tanta frustrazione, mentre con The Banner Saga solo una grande perdita di tempo. Il fatto è che sono curioso di capire cosa mi sono lasciato alle spalle, ma non abbastanza hardcore da accettare quanto deciso e abbandonarmi al flusso degli eventi pensati dagli sviluppatori.

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Ho voluto guardare dentro la testa della bambola

Succedeva anche una ventina d’anni fa con le impostazioni delle prime schede video 3D, quando spendevo nottate intere a studiare le differenze sul motore grafico per poi accorgermi che, ai fini del gameplay, erano del tutto ininfluenti (fumo volumetrico di Medal of Honor: Allied Assault escluso, sia chiaro). Magari succede anche a voi, e allora bisogna parlarne, perché se per ogni Heavy Rain o nomedititoloacaso dobbiamo farci fregare e vivere esperienze che appaiono sempre castrate (ma solo ai nostri occhi da scettici), allora tanto meglio farsi cullare da un canalone a sola andata à la Gears of War.

Non ricordo con precisione come reagii ai primi J-RPG arrivati in Occidente, anche perché sono passati 30 anni o quasi e la mia memoria non è più quella di un tempo, ma non oso immaginare quale ossessione mi prenderebbe, oggi, in mondi di gioco tanto aperti. Sarà per questo che sto ben lontano dai vari Fallout in prima persona? Che poi, nella realtà dei fatti, il problema riguarda l’imprecisione delle scelte proposte, come succedeva in L.A. Noire, quando optare per una risposta piuttosto che un’altra era un terno al lotto. Fortunatamente, in The Banner Saga tutto si sbroglia durante i combattimenti, con regole chiare ed esplicitate senza sottintesi. A questo proposito, ricordo che BioWare aveva colorato le opzioni di dialogo in Mass Effect, così da permettere al giocatore di non essere vittima di fraintendimenti. Che sia la soluzione ideale?

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