Black Mesa – Recensione

PC

Grazie al remake Black Mesa e alla nuova veste cucita per Half-Life dai sarti di Crowbar Collective, rimettersi la tuta è più confortevole che mai. Che dire? Mi sei mancato, Gordon. Sì, anche tu Nihilanth!

Sviluppatore / Publisher: Crowbar Collective / Crowbar Collective Prezzo: 17,99 Localizzazione: Testi Multiplayer: Competitivo Online PEGI: 18+ Disponibile su: PC (Steam)

Nel mondo dei videogiochi non è raro imbattersi in vicende straordinarie che, talvolta, assumono contorni fiabeschi. Spesso hanno anche un lieto fine: l’essere umano, romantica e bizzarra creatura, è capace davvero di qualsiasi impresa quando è mosso dalla vera passione. Questo Black Mesa, remake di Half-Life sviluppato da un gruppo di fan dello storico capolavoro Valve, è una di quelle storie da raccontare ai nipotini nerd.

DATECI UN PIEDE DI PORCO E SOLLEVEREMO IL MONDO

Il progetto ha inizio nel 2005, quindi definire nuova la veste del gioco non è del tutto corretto. Un gruppo di appassionati del primo Half-Life, dopo aver compreso cosa si poteva fare sfruttando la tecnologia Source grazie alla – deludente, da par loro – remastered Half-Life Source del 2004, decise di provare a creare un remake per rendere appetibile il mito anche a distanza di anni.





Col passare del tempo il progetto iniziale maturò, venne formato lo studio indipendente Crowbar Collective e, superando le difficoltà legate al passaggio dal settore amatoriale a quello del professionismo, arrivò infine la benedizione di Valve e un maggior supporto con l’ingresso di Black Mesa, nel 2015, su Steam in Accesso Anticipato. Da qui alla pubblicazione della versione 1.0 il passo è stato… beh, non esattamente brevissimo, visto che parliamo di marzo 2020. Ora, grazie all’impegno e alla determinazione di questi sviluppatori, chiunque può rivivere l’incidente nel laboratorio più famoso dell’universo digitale e, magari, cercare di uscirne vivo.

Per ogni appassionato di videogiochi, Black Mesa rappresenta un omaggio imperdibile a un immortale frammento di storia

Senza dubbio le impressioni sono positive, nonostante alcuni lievi bug e qualche ingenuità squisitamente tecnica. Tutti gli anni trascorsi sotto i ferri dei programmatori ci consegnano un titolo che mostra ancora, almeno in parte, i grezzi segni del periodo d’appartenenza dello stampo originale (Half-Life uscì nel 1998, la remastered nel 2004, parecchi eoni fa nell’ambito del gaming), ragion per cui non bisogna aspettarsi le meraviglie cui ormai siamo abituati. Poiché cela in sé molto più che un superficiale riadattamento grafico, questo remake è da considerare come un vero tributo tutto cuore e passione a uno dei giochi più importanti di sempre. Le migliorie visive sono lampanti rispetto alla versione ufficiale, l’IA dei soldati (comunque impressionante sul finire dello scorso millennio, ndMario) è stata migliorata ma anche la fisica degli oggetti appare più realistica grazie all’aggiornamento della tecnologia Havok, così come il gameplay possiede un tocco più moderno per via dei diffusi ritocchi.

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Abbattere con l’RPG l’elicottero resta uno dei momenti più soddisfacenti del gioco, sicuro.

I giochi di luci e ombre sono più rifiniti e curati, ma il fattore che incide maggiormente sull’esperienza è, a mio parere, quello emotivo: seppur Half-Life sia stato rielaborato per risultare contemporaneo, la vera magia risiede in un feeling immune allo scorrere del tempo. Oggi come ieri, il centro di ricerca Black Mesa è avvolgente, pulsante, inebriante, ossessionante e mortalmente affascinante; anzi, in questa versione gli ambienti possiedono perfino maggior vita, dacché le rinnovate interazioni con gli NPC regalano micro-momenti di narrazione e battute che aumentano il senso d’immersione.

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Pro

  • Il modo migliore per (ri)giocare ad Half Life nel 2020.
  • La versione moderna e migliorata di Half Life, senza intaccare la magia dell’originale.
  • Grazie anche al tocco sicuro ma lieve di Crowbar, resta un capolavoro.
  • Migliorati i livelli alieni.

Contro

  • Alcune lievi e ignorabili imprecisioni tecniche.
  • È un remake che può apparire fin troppo vintage (per alcuni però non è un difetto).
9

Ottimo

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