Alone in the Dark – Recensione

PC PS5 Xbox Series X

Alone in the Dark ritorna sulla scena con una promessa importante. Come sarà andato questo ritorno del papà dei survival horror?

Sviluppatore / Publisher: Pieces Interactive/THQ Nordic Prezzo: 59,99€ Localizzazione: Testi Multiplayer: Assente Pegi: 18 Disponibile su: PC (Steam) PlayStation 5, Xbox Series S/X Data di lancio: 20 marzo 2024

Il franchise di Alone in the Dark è stato fondamentale per partorire e ispirare gemme di grande successo oggi come Resident Evil e il – pare – rinato Silent Hill. Alone in the Dark tratteggiava una linea ben marcata per quanto riguardava il contesto della totale immersione del giocatore in luoghi sinistri, oscuri, macabri, pregni di un male ancestrale difficile da decifrare, la classica sagoma indistinta nel buio la cui impossibilità di scorgere forme definite trasmette paura e angoscia.




E proprio dall’oscurità si parte, quello del titolo che questo franchise porta sulle spalle come il buio da cui fuoriesce in un lento tentativo di rilancio che ha attraversato ben due decadi. The New Nightmare a inizi millennio, il reboot del 2008 e il tragico Illumination del 2015 hanno segnato una lenta e inesorabile fine di questa leggendaria saga che ora scalpita di avere un palco tutto suo e ci pensa THQ Nordic a tentare il colpaccio, con un compito non da poco, specialmente per gli standard del mercato odierno: rimodernare la formula di gioco allontanandosi per vincoli produttivi da produzioni Tripla A e cercare di ritagliarsi uno spazietto. Come sarà andata questa avventura? Eh, i passi nel buio proseguono purtroppo.

ALONE IN THE DARK, UN PROGETTO CHE VUOLE EMERGERE

Affidato ai ragazzi di Pieces Interactive, Alone in the Dark è un progetto di duplice natura: da una parte è una lettera d’amore a questa saga, affrontando la difficile missione di creare un remake del primo capitolo, liberandosi dalle catene della fedeltà per ovvie ragioni, mentre dall’altro lato della medaglia si palesa una voglia di spingere al massimo – sia sul fronte tecnico che estetico – un progetto, quasi cercando un miracolo videoludico tanto da mettersi a confronto con mostri sacri quali gli ultimi remake ad opera di Capcom del franchise di Resident Evil.

E io dovrei andare lì accogliendo quella mostruosità? No, grazie.

Questo non è un confronto forzato, anzi, la forza estetica e la cura con cui ci si immerge a Villa Derceto e altre location è un biglietto da visita fin troppo evidente che ci avvolge appena avviato il gioco. Che sia Edward Carnby o Emily Hartwood il personaggio con cui sceglieremo di iniziare l’avventura, il canovaccio narrativo sarà sempre lo stesso: Jeremy Hartwood, zio di Emily ricoverato presso Villa Derceto, è scomparso. Non è fuggito dalla struttura, ci sottolinea la governante, bensì si è nascosto da qualche parte. Dove, nessuno lo sa, ma mentre le ombre prendono il sopravvento nelle stanze, una strana sostanza putrida comincia a tessere la sua ragnatela attraverso i muri della villa. Lì dentro sta capitando qualcosa di sinistro ed è nostro compito trovare Jeremy Hartwood e se in tutto l’istituto non c’è, forse è da prendere in considerazione anche l’esplorazione di dimensioni oniriche oscure.

UNA TELA DIPINTA

Alone in the Dark è bellissimo da vedere e ascoltare. L’impatto estetico come artistico si arricchisce di una cura pressoché minuziosa in tantissimi dettagli che vanno a comporre il mosaico della villa come di tante altre piccole location esterne dove muoveremo diversi passi. Parliamo comunque di location che seguono fedelmente il periodo storico in cui sono collocate: la sensazione è quella di assistere a un film di metà anni ’30, quasi si può sentire il fruscìo dell’impermeabile di Humprey Bogart che si muove tra un drink e una sigaretta e il nostro belloccio è l’investigatore Edward Carnby che ha voce, corpo e mimica di David Harbour. Anche la controparte Emily Hartwood, mai troppo donzella in difficoltà e anzi, dal grilletto abbastanza facile, è la bravissima Jodie Comer.

Una figura sinistra nell’ombra. Non c’è un’altra strada, giusto?

Un bis di attori formidabili che prestano la loro caratura attoriale per restituire grande carisma ai due protagonisti che sono immersi in una storia narrata in modo abbastanza bizzarro, mai lineare o chiaro, abbracciando invece una frammentazione che stringe l’occhiolino alla tacita voglia di coinvolgere di più il giocatore a interrogarsi di tanto in tanto su cosa stia davvero succedendo.

I due protagonisti arrivano a Villa Derceto,

Quello che stiamo affrontando e combattendo potrebbe essere reale come no, mentre tutti gli altri ospiti della villa mostrano segni di cedimento strutturale nella loro fragile psiche, anche l’identità e le certezze di Edward ed Emily vacillano capitolo dopo capitolo. Il tutto è avvolto dal caldo abbraccio di cutscene che beneficiano di una direzione artistica molto avvincente e un suono jazz che avvolge ogni dialogo. Insomma, nel contesto estetico come di direzione artistica, Alone in the Dark non ha davvero nulla da invidiare a titoli simili già ampiamente lodati. Purtroppo, dove il progetto rimane a corto di ossigeno è altrove.

ZONE D’OMBRA

Alone in the Dark sul fronte tecnico è un totale disastro. Inutile tentare di addolcire la pillola, sarebbe superfluo, fuorviante e anche intellettualmente disonesto e tale affermazione arriva comunque con la morte nel cuore, giacché per ammirazione e ricordi maturati nel tempo, ho sempre pensato che il rilancio di un franchise come questo sarebbe stato ottimo.

Una giornata decisamente storta per Carnby.

Proprio adesso che tutto il settore videoludico sta attraversando un momento di forte smarrimento, ricominciare dalle basi, tentare di rilanciarle dimostrando la forza del progetto, anche senza dover realizzare necessariamente qualcosa di rivoluzionario, sarebbe stato un segnale forte, importante, oltre che a far conoscere Alone in the Dark ai giovanissimi così da iniziare la strada in discesa; invece, siamo davanti a una difficilissima salita. Non si tratta di generali problemi, bensì di una totale instabilità per tutte le meccaniche che avvolgono la grammatica di gioco. Partiamo dalla tipica legnosità delle animazioni. Queste purtroppo non colpiscono solo le fasi di movimento che, pur donando una fluidità sgradevole alla visione del movimento, restituiscono una sensazione posticcia, quasi di scivolare sul terreno di gioco, rendendo difficile anche il semplice movimento nelle stanze. La questione diventa ancor più difficile per tutto quello che riguarda le fasi di combattimento. Oltre alle classiche armi da fuoco, gli sviluppatori hanno deciso di inserire delle azioni da corpo a corpo, ma la reattività dei tasti ha templi biblici, oltre che ad essere terribilmente imperfetta, rendendo questo tipo di offensiva decisamente inutile, giacché in uno scontro, di qualunque natura, riceveremo lo stesso dei danni, causandone pochissimi. La stessa rottura delle armi che otterremo, di loro già inutili, rende questa scelta abbastanza curiosa.

Gli ambienti sono davvero belli da vivere e osservare.

Il feeling con il gunplay è purtroppo molto anonimo, tra una sensazione di fuoco estremamente generale e i nemici che non sembrano accusare i colpi ricevuti a cui si aggiungono delle hitbox totalmente sballate. Anche con il reticolo dell’arma puntata al minimo – dunque massima precisione alla pressione del grilletto – ecco che arriva l’effetto X-COM con il colpo esageratamente mancato a pochi centimetri di distanza dal nemico. Mi sono arreso totalmente quando ho cercato di provocare uno sbilanciamento sparando agli arti inferiori del mostro, per poi effettuare un’improbabile headshot.

OCCASIONE MANCATA, ALONE IN THE DARK

Ma non si tratta solo di queste cose: Alone in the Dark è un bug su cui hanno costruito attorno il gioco e delle 9 ore con cui ho finito la prima run, almeno un paio le ho passate a dover ricaricare qualche precedente checkpoint perché il gioco si rifiutava di registrare i progressi effettuati, chiedendomi continuamente di trovare un oggetto che avevo già precedentemente ottenuto, facendomi restare in una situazione di estremo stallo.

L’oscurità di Villa Derceto.

Altro aspetto estremamente curioso è quanto il backtracking sia disonesto con il giocatore, con alcuni oggetti che si materializzeranno in una stanza, precedentemente libera da attività, andando avanti con il gioco. Questo ci costringe a rigirare ogni volta tutte le stanze della villa per vedere se è apparso qualche oggetto essenziale per procedere con l’avventura. Non aiuta in tal senso la mappa, che segnalerà sempre e comunque indicazioni errate, a cui si aggiunge un adattamento in italiano dei tasti con molti refusi, specialmente in sede degli ottimi enigmi che comunque necessiteranno di forte intuizione e concentrazione. Inutile girarci attorno, Alone in the Dark è la classica occasione mancata, una rappresentazione di una medaglia a due facce, dove brilla per narrazione, direzione artistica ed estetica, e pecca in tutto quello che riguarda la forza tecnica, rendendo l’esperienza di gioco a tratti anche estremamente tediosa per via dei continui e ripetuti bug che rendono quasi impossibile una fluidità ludica. Sarà il pubblico e le vendite a decidere le sorti di questo rilancio di Alone in the Dark, ma l’amaro in bocca è tanto, tantissimo, troppo.

In Breve:  Alone in the Dark è la classica rappresentazione dell’occasione mancata. Al netto dell’ottimo aspetto estetico come artistico, il gioco cade su terribili problemi tecnici, tanto da renderlo a tratti difficile da giocare, figurarsi sperare di godersi l’avventura. Il gran peccato si evince anche a rapporto con l’ottima scrittura che stimola più volte la curiosità come l’immaginazione.

Piattaforma di Prova: PlayStation 5
Com’è, Come Gira: Numerosi problemi sull’ammiraglia Sony, tutti di carattere tecnico, tra bug, glitch, compenetrazioni e gioco che blocca la naturale progressione degli eventi.

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Pro

  • Direzione artistica ed estetica di grande spessore/Ottimi enigmi/Interpretazioni e recitazione di grande valore

Contro

  • Tecnicamente è un colabrodo/Infarcito di bug anche molto pesanti/Gunplay difettoso e poco appagante/Backtracking mal gestito.
7

Buono

Tra un tunnel carpale e l'altro, amo Dwayne "The Rock" Johnson, Independence Day, Destiny e il DC Extended Universe, tutti buoni motivi per farmi odiare.

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