Genotype – Recensione

VR

Soli e dispersi in una base scientifica nella gelida e letale Antartide, dobbiamo farci strada con l’unico aiuto di una voce sconosciuta all’interno di Genotype. Amica o subdola traditrice? Non sarà la Rapture di Bioshock, ma i ragazzi di Bolvark provano a immergerci in un’avventura sci-fi a modo loro.

Sviluppatore / Publisher: Bolverk VR Games / Bolverk VR Games Prezzo: € 34.99 Localizzazione: Assente Multiplayer: Assente PEGI: 12 Disponibile su: Quest 2, Quest 3, Quest Pro Data d’uscita: Già disponibile

Gli shooter narrativi sono bestie delicate da maneggiare, e ancor di più quelle a sfondo sci-fi. Sapete com’è, la barra del confronto è stata collocata a livelli altissimi da quel capolavoro che risponde al nome di Half Life: Alyx, molti anni fa ormai.

Certo, non tutti i giochi devono ambire a quel tipo di risultato: vediamo dove arrivano i ragazzi di Bolverk. In Genotype vestiamo i panni di una scienziata in missione in Antartide, che nelle primissime battute dell’avventura perde il proprio collega in un incidente che la scaraventa all’interno di una struttura a lei del tutto sconosciuta.

GENOTYPE TRA THE THING E HALF LIFE

L’unica nota di conforto è la voce di un’altra persona che la contatta sulla rete interna di comunicazione radio e le spiega cos’è successo: la sua equipe stava effettuando dei test su creature di origine sconosciuta e, indovinate un po’, qualcosa è andato storto. Non sta a me commentare il livello di professionalità della pressoché totalità di scienziati delle avventure sci-fi, ma fatto sta che questi organismi hanno dilagato nella base massacrando tutti i suoi ospiti, tranne, appunto, il gentile signore che ci offre aiuto. Che carino. Certo, sarà anche molto cortese, ma non proprio foriero di buone notizie: oltre alle creature, si sono anche liberati i batteri infettivi di questi organismi, e se non riusciremo a fermarli nel giro di ventiquattr’ore, metteranno in moto un meccanismo per cui invaderanno rapidamente l’intero pianeta Terra. Come facciamo a salvare il mondo in Genotype?

Queste bestioline sono piccole ma tra le più insidiose di tutto il gioco.

Il titolo di Bolverk si divide in due componenti principali di gameplay: esplorazione e combattimento. L’esplorazione avviene, come anticipato, all’interno di una base scientifica antartica, distribuita su diversi edifici colegati tra loro. L’approccio è piuttosto aperto, nel senso che non ci troviamo nel classico corridoio da seguire con stanze più o meno ampie e, al massimo, qualche locale adiacente. Qui si vede che gli sviluppatori hanno ricostruito la struttura tenendo a mente le sue funzionalità, quindi potremmo trovare delle stanze che magari non hanno molto da dire dal punto di vista ludico, ma sono coerenti sul lato architettonico, il che aumenta il senso di immersività e realismo dell’esperienza. L’altra faccia della medaglia è che dopo un po’ ci si ritrova ad andare avanti e indietro in ambienti sempre piuttosto simili a se stessi, privi di grande personalità o particolari motivi di interesse.

Mancano dei tratti di gioco che fanno spalancare la bocca per lo stupore, mancano quei momenti emozionanti o sorprendenti che ti rimangono in testa per settimane o mesi

Di tanto in tanto si trovano corridoi dove l’organismo ha ormai preso il sopravvento e restituisce un’apparenza aliena all’ambiente circostante, e questi tocchi mi sono piaciuti, ma manca un vero e proprio crescendo tendente a una climax, forse proprio perché l’esplorazione è libera e non lineare. Gli sviluppatori hanno comunque inserito qualche elemento di varietà, per esempio introducendo lo spostamento in acqua nella seconda parte dell’avventura, in cui bisogna raggiungere bolle d’aria prima di soffocare: sono tentativi apprezzabili che spezzano il ritmo qua e là, ma la loro implementazione non è in alcun caso memorabile. Mancano dei tratti di gioco che fanno spalancare la bocca per lo stupore, mancano quei momenti emozionanti o sorprendenti che ti rimangono in testa per settimane o mesi. Ed è utto abbastanza piacevole, realizzato in maniera discreta, ma senza picchi da ricordare.

GLI ALIENI DI GENOTYPE NON COSI’ ALIENI

L’altro pilastro su cui si fonda Genotype è il combattimento, incentrato su armi biologiche della stessa origine dell’organismo sconosciuto che minaccia la Terra, che si innestano sulla nostra mano destra. In sostanza, con il progredire della storia sblocchiamo nuove bocche di fuoco, le quali, per quanto aliene in natura, ricalcano archetipi molto noti: pistola, mitragliatore, lanciafiamme, granate… capito, no?

I corridoi esterni tra edifici ci espongono al gelo antartico.

Gli scontri a fuoco sono la parte più problematica del titolo di Bolverk, perché si svolgono fin dall’inizio secondo questo semplice e ripetitivo schema: apriamo la porta di una nuova stanza, se ci sono nemici, questi si avvicinano lentamente alla soglia, che però per qualche motivo non superano quasi mai; a questo punto noi spariamo, schiviamo i telefonatissimi colpi avversari, e ripetiamo. I mostri che cercano il corpo a corpo fanno da unità di pressione, ma anche con quelli basta schivare la loro carica per poi colpirli. Purtroppo, il sistema di skill tree peggiora le cose, perché almeno all’inizio ero preoccupato di non subire troppi colpi, pena morte e game over; invece da quando ho sbloccato una capacità di “steal life”, i combattimenti sono diventati banali contrattempi di cui liberarsi in fretta senza grosse preoccupazioni.

I combattimenti sono diventati banali contrattempi di cui liberarsi in fretta senza grosse preoccupazioni

Agli sviluppatori va comunque dato merito per aver saputo sfruttare l’hardware del Quest 2 con una buona abilità, riempiendo di dettagli ogni ambiente esplorabile. Anche qui purtroppo c’è un “ma” di cui vi devo rendere partecipi: tutta l’oggettistica di cui vi ho appena parlato non prevede alcun tipo di interazione, il che stona abbastanza con uno dei principi base della realtà virtuale, secondo cui si dovrebbe essere in grado di prendere, osservare e lanciare in giro praticamente qualsiasi suppellettile su cui si posano gli occhi.

In Breve: Che dire, Genotype è uno di quei giochi che non fa niente di particolarmente sbagliato, ma altrettanto chiaramente non fa proprio nulla di nuovo o memorabile che lo renda facile da consigliare. La struttura aperta dei livelli da esplorare è l’aspetto più interessante, ma è un’esplorazione spesso fine a se stessa, che a tratti rasenta la ripetitività. Sul combattimento è più difficile trovare un elemento di interesse, sia nelle armi che nei nemici da affrontare. La competenza tecnica degli sviluppatori è degna di nota, ma non riesce a risollevare gli aspetti ludici di Genotype.

Piattaforma di Prova: Meta Quest 2
Com’è, Come Gira:  Genotype è molto ben ottimizzato per l’hardware su cui gira. Noi l’abbiamo provato su Quest 2, dove il livello grafico è ben oltre la media, e al tempo stesso gli sviluppatori hanno garantito un livello di comfort ottimo anche per sessioni tanto lunghe da scaricare la batteria per intero.

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Pro

  • Esplorazione aperta fin dal principio

Contro

  • Manca un po’ di variazione nell’ambientazione / Armi e nemici poco ispirati / Combattimento noioso
6.8

Sufficiente

Dopo traverse vicende in alcune cittá italiche, il nostro Solar Nico é sbarcato in terra d’Albione. Se da una parte ancora si da alla ricerca matta e disperata di un parco (ma anche un praticello va benissimo) per approfittare di qualsiasi mezza giornata di sole londinese, dall’altra Nicoló ha rassegnato ogni speranza all’idea di stare al passo della propria, sempre crescente, libreria Steam.

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