Tin Hearts è un narrative-puzzle game dai creatori di Fable che manipola il tempo, strizza l’occhio ai Lemmings e tocca il cuore.

Sviluppatore / Publisher: Rogue Sun / Wired Productions Prezzo: € 29,99 Localizzazione: Testi Multiplayer: Assente PEGI: +3 Disponibile su: PC (Steam, GOG), PS4, PS5, Xbox One, Xbox Series X|S, Switch Data di uscita: Già disponibile

Dietro questa piccola produzione c’è un team nato dalle ceneri della gloriosa Lionhead di Peter Molyneux, il cui curriculum è intriso di sogni e fantasia.




Parte di questa magia è ben visibile in Tin Hearts, un puzzle narrativo che fortunatamente non si limita a proporre una serie di enigmi fini a loro stessi, ma lega il tutto con una storia che lascerà tracce nel cuore di chi avrà voglia di ascoltarla.

UN PASSO ALLA VOLTA

Come spesso accade, il racconto non viene svelato immediatamente. I suoi dettagli verranno chiariti progressivamente man mano che risolverete i 40 enigmi di cui il gioco è composto. La prima mezza dozzina è di puro riscaldamento, utile a prendere confidenza con le poche ma semplici meccaniche di gioco. In verità il sistema di controllo non è esattamente amichevole e, specialmente su una console come Nintendo Switch, ci si aspetterebbe di poter utilizzare i controlli touch, invece i pezzi dei puzzle presenti negli scenari possono essere presi, spostati, ruotati, connessi e manipolati unicamente tramite la combo puntatore + pulsante. Peccato che una simile impostazione non sempre si riveli la scelta migliore a causa di una precisione non ineccepibile e una generale lentezza che, soprattutto nei puzzle più avanzati, tende un po’ a snervare.

Tin Hearts

Riuscirete a fare l’abitudine ai controlli tramite stick e pulsanti, ma un aiuto dallo schermo touch sarebbe stato gradito.

L’obiettivo finale è piuttosto semplice: bisogna portare “in salvo” un certo numero di soldatini di latta facendogli varcare un portale spesso distante e posto in luoghi apparentemente inaccessibili. Riuscirci diventa ben presto complicato perché il percorso che i soldatini seguono è sempre lo stesso e può essere modificato unicamente togliendo di mezzo possibili ostacoli o, al contrario, mettendogli di fronte dei blocchi da ruotare opportunamente in base all’esigenza del momento.

Non fatevi ingannare dal suo aspetto carino perché il grado di difficoltà di Tin Hearts non è per niente morbido

Non fatevi ingannare dal suo aspetto carino perché il grado di difficoltà di Tin Hearts non è per niente morbido. Il gioco non fornisce alcun aiuto, bisogna imparare a utilizzare tutti gli strumenti a disposizione facendo delle prove che, prevalentemente all’inizio, condurranno a risultati drastici. Come i proverbiali Lemmings, i soldatini non sono dotati di senso del pericolo e si ficcano in situazioni non propriamente comode se non addirittura pericolose per la loro incolumità, cosa che vi costringerà a ripetere il livello da capo. La soluzione a ogni enigma è solo una, ma fortunatamente non avrete un limite di tempo per trovarla e questo influirà molto sulla longevità generale del gioco. Non aspettatevi comunque di portare a termine Tin Hearts prima di 7/8 ore.

Tin Hearts

Le “armi” di cui disporrete da un certo momento in poi possono essere utilizzate anche in combo per ottenere gli effetti più disparati.

Potrete pianificare le mosse con calma, fare tutti i tentativi che volete e sfruttare anche alcuni sfiziosi “poteri” per rendere l’operazione un minimo più agevole. Tramite un gancio a molla potrete prendere i pezzi più lontani (e anche qui ci si chiede perché non utilizzare i controlli tattili), mentre un magico orologio vi permetterà di manipolare il tempo. Inizialmente sarà utile solo per velocizzare i soldatini verso la loro meta, ma più avanti lo sarà anche per bloccarne il passo dandovi modo di controllare con calma la situazione o, addirittura, riavvolgere quanto accaduto fino a quel momento per correggere eventuali errori.

TIN HEARTS E LE MONTAGNE RUSSE DI LATTA

I “poteri” appena descritti – in teoria – dovrebbero abbassare un po’ la curva di difficoltà di Tin Hearts dilatandone contemporaneamente i tempi di completamento, tuttavia a bilanciare questi elementi arriva ben presto un ulteriore innalzamento della complessità dei livelli che richiede, da parte del giocatore, una pianificazione più attenta delle mosse e una gestione del tempo (in tutti i sensi) ancora più precisa. Gli stage bidimensionali dell’inizio prenderanno presto una tendenza multi-livellare che vi costringerà a sfruttare sempre più frequentemente le novità introdotte dal gioco: tamburi da usare a mo’ di trampolini, cannoni per eliminare pericolosi ostacoli, palloncini per far volare i soldatini oltre pericolosi dirupi e altro ancora.

Va dato atto al team Rogue Sun di aver fatto evolvere il gameplay verso nuove direzioni che contribuiscono a rendere l’esperienza complessa ma stimolante

Va dato atto al team Rogue Sun di aver svolto un ottimo lavoro nel far evolvere le semplici idee di gameplay iniziali verso nuove direzioni che contribuiscono, nel tempo, a rendere l’esperienza complessa e al contempo assai stimolante. Ciò accade anche grazie al “gioco nel gioco” che consiste nella ricerca degli indizi che permettono di svelare la storia.

Tin Hearts

Dai Lemmings ai soldatini di latta è questione di anni, non di attimi.

Tin Hearts non è certo un prodigio tecnico, ma ciò che fa vedere è sublime e riporta alla mente le atmosfere filo-vittoriane della serie Syberia. Gli scenari possiedono una quantità di dettagli spesso inutili senza i quali però il risultato non sarebbe assolutamente lo stesso, inoltre lo stile retrò dona al tutto un’atmosfera davvero particolare. A rendere ancora più piacevole il tutto contribuisce una colonna sonora “piccola” ma suggestiva, composta da un musicista di cui ignoravamo l’esistenza, Matthew Chastney, che nei suoi credits ha anche i temi di prestigiosi trailer quali Joker (il film con Joaquin Phoenix del 2019) e la serie Chernobyl.

Sotto il profilo tecnico Tin Hearts non è certo un prodigio, il motore grafico inciampa talvolta, ma ciò che mostra è sublime

Peccato solo per alcuni inciampi di un motore grafico che, su Switch, di tanto in tanto va inspiegabilmente in crisi nonostante la staticità del gameplay. Il prossimo step evolutivo di questa deliziosa puzzle-adventure è il passaggio alla realtà virtuale, il quale avverrà entro la prossima estate con lo sbarco su Meta Quest 2, PC VR e PlayStation VR2. Nel frattempo non possiamo che consigliarvene l’acquisto in qualità di passatempo perfetto in grado di riempire gli spazi vuoti tra i roboanti Tripla A in uscita nei prossimi mesi.

In Breve: Un puzzle game che punta molto su atmosfera, storia e un gameplay semplice ma stratificato. Sulla piccola console di Nintendo si poteva fare qualcosa in più per rendere l’esperienza più “morbida”, tuttavia anche così è un titolo da tenere d’occhio.

Piattaforma di Prova: Switch
Com’è, Come Gira: Su Nintendo Switch un gioco con un gameplay così statico non dovrebbe presentare problemi e invece abbiamo assistito a qualche inspiegabile inciampo. Da rivedere in parte anche il sistema di telecamere che di tanto in tanto sembra andare per conto suo.

 

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Pro

  • Gameplay semplice ma stratificato e spesso assai impegnativo / Atmosfera retrò, cura dei dettagli e colonna sonora

Contro

  • I controlli touch avrebbero aiutato non poco / Qualche inciampo tecnico anche su Switch
7.8

Buono

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