Silver Chains – Recensione

PC PS4 Switch Xbox One

Immaginate di fare un brutto incidente in macchina, di notte, sperduti nelle campagne inglesi del ‘900... È già abbastanza per capire che in questo Silver Chains qualcosa di orrido sta per accadere, vero?

Sviluppatore / Publisher: Cracked Heads / Headup Games Prezzo: 24,99€ Localizzazione: Assente Multiplayer: Assente PEGI: 12 Disponibile Su: PC (Steam), PS4, Xbox One, Nintendo Switch

Immaginate anche di dovervi affidare alle “cure” del primo abitante nelle vicinanze, che tutto desidera tranne prestarvi il famoso “primo soccorso”, e che la casa in questione sia una enorme magione di campagna circondata per lo più dal nulla, con all’interno innumerevoli stanze tra le quali si nascondono tranelli, fantasmi, nascondigli, bambole possedute, passaggi segreti e ogni tipo di oggetto obsoleto. Aggiungete la disperata fuga da aggressive entità che attentano continuamente alla vostra vita… Ecco… Ben arrivati in Silver Chains!





Peter invece non deve immaginare niente, dal momento che è lo sfortunato protagonista del gioco. Rimasto a piedi dopo un incidente d’auto, si trova costretto a chiedere aiuto alla soglia della magione che intravede in fondo alla strada. Sfortunatamente sviene sul pianerottolo e al suo risveglio la situazione non sarà migliorata rispetto all’incidente, anzi… Scoprirà a breve, in seguito al rinvenimento di parti di un diario, che quegli ambienti gli sono più familiari di quanto non riesca a ricordare, e si troverà a dover letteralmente fuggire da una gigantesca casa piena di spiriti davvero poco collaborativi.

QUANDO IL CLICHÉ… ADORO!

Silver Chains può sembrare l’horror con più cliché che abbiate mai visto, un parterre che comprende bambole assassine, tavole ouija, fantasmi di bambini morti che corrono ovunque, demoni che vi inseguiranno, oggetti che si muoveranno da soli e chi più ne ha più ne metta. Se leggerete la storia narrata nel diario della padrona di casa (che purtroppo troverete solo in inglese) vi accorgerete che c’è anche qualcosa di più sotto. Si scoprirà che Peter è cresciuto in quella grande casa con altri due bambini, Timmy e Ellie, assieme ai genitori.

silver chans recensione

Suonare il pianoforte come Mozart purtroppo non vi servirà a nulla.

L’INTRICATA TRAMA CI PORTERÀ A SCOPRIRE IL PASSATO DEL PROTAGONISTA E DELLA SUA FAMIGLIA

A differenza loro però, a lui era stato fatto credere di essere il figlio della badante e, con il sopraggiungere dei primi strani avvenimenti, fu allontanato e dato in affidamento. Già, ma cosa successe esattamente? Un giorno Harold, il padre della famiglia, dopo essere tornato da un periodo fuori città, cominciò a sentirsi male e morì poco dopo. Ciò che lo uccise misteriosamente fu un terribile demone che, raggiunto il suo macabro scopo, si impossessò di un bambolotto. La figlia Ellie, che dopo la morte del padre smise completamente di parlare, trovò la strana bambola e ignara fece di lei la sua unica confidente. La madre, distrutta dal dolore per la perdita del marito, cominciò a prendere forti medicine che la costrinsero a letto per buona parte della giornata e fu, ahimè, in questo frangente che si resero indispensabili le cure di “nanny Tamsin” nei confronti dei due figli piccoli. Quest’ultima però non riuscì a resistere alla possessione della bambola e una notte, entrata nella camera dei due bambini, li uccise con un’ascia davanti alla madre accorsa nel sentire le urla notturne. Questo ennesimo tragico evento portò al suicidio della povera madre che si rivela essere anche quella del protagonista. L’unico modo che avrà Peter per uscire dalla casa e sopravvivere agli spiriti che vi albergano ancora sarà spezzare l’incantesimo che tutt’ora tiene imprigionato lo spirito malvagio all’interno del bambolotto per poi sconfiggerlo con un preciso rituale. Rituale che da cliché avverrà in soffitta!

ART ATTACK E HEART ATTACK

Partendo del presupposto che Silver Chains va oltre la tipologia di titoli a cui, di base, appartiene, tralascerei i paragoni con i vari vecchi e nuovi giochi sub generis. Il gioco di Cracked Heads unisce artisticamente e in modo intelligente, il classico survival horror con i più recenti escape room e una piccola aggiunta di puzzling, purtroppo banale tanto da abbassare il livello generale dell’esperienza.

Continua nella prossima pagina…

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Pro

  • Atmosfera inquietante / Musiche coinvolgenti (fin troppo, a volte) / Buone texture.

Contro

  • Manca la traduzione italiana / Numerosi bug / Squilibrio grafico tra interni ed esterni.
6.3

Sufficiente

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