The Stanley Parable: Ultra Deluxe – Recensione

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In principio era il verbo e il verbo era presso Davey Wreden. The Stanley Parable il suo Antico Testamento, la sua prima voce, il suo patto con noi umani. The Stanley Parable: Ultra Deluxe il suo Nuovo Testamento, la libertà dal peccato e dall’arroganza di essere giocatori superficiali, il figlio mandato a morire sulla croce per le nostre colpe e per quelle del padre. The Stanley Parable: Ultra Deluxe è un viaggio apocrifo nella testa di un creativo che con i videogiochi ha spezzato la sua routine e che con i videogiochi vuole ritrovare quella routine.

Sviluppatore/Publisher: Crows Crows Crows / Crows Crows Crows Prezzo: 24.99€ Localizzazione: Testi PEGI: 7 Multiplayer: Assente Disponibile Su: PC (Steam), Nintendo Switch, PS4, PS5, Xbox One, Xbox Series X|S Data di Lancio: Nintendo Switch

È il gioco delle parti. The Stanley Parable esce nel 2013 e la critica lo esalta. Premi alla sua narrativa, alla sua rottura della quarta parete dal sapore pirandelliano che ringalluzzisce sempre il nostro animo italiano. Il pubblico, invece, vive un momento di stanca del videogioco, di FPS che sembrano tutti diversi ma in fondo sono tutti uguali. Un walking simulator con un Narratore logorroico è troppo piatto, noioso.




Perché, però, vi sto facendo questo excursus storico? Perché The Stanley Parable: Ultra Deluxe gioca con le parti e diventa analisi di questi 9 anni di gioia e delusioni. E per farlo rimane fedele alla sua parte: un walking simulator con un Narratore che ci tiene così tanto a raccontare una storia, che farebbe di tutto pur di accontentare il suo pubblico.

THE STANLEY PARABLE 2

The Stanley Parable: Ultra Deluxe è decostruzione e critica dei/ai DLC e ai sequel. È The Stanley Parable 2 senza essere The Stanley Parable 2. È l’uovo pirandelliano che rimane involucro quando l’essenza, la vita, gli è stata tolta. Le battute, le scelte, i nuovi contenuti non sono altro che meccaniche prese da altri giochi, svuotate del loro significato e appiccicate nello stesso identico gioco che abbiamo giocato per 9 anni, con qualche palloncino colorato in più. Collezionabili? Sì, ma non come siamo abituati a vederli. Finali nuovi? Sì, precisamente più del doppio di quelli prima, ma in qualche modo identici a quelli prima.

The Stanley Parable Ultra Deluxe Recensione

Come ho detto, stessi finali, ma con qualcosa di diverso.

Meta narrazione che finisce a far riflettere anche il giocatore sul significato stesso del gioco, del videogiocare. Dialoghi che non avvengono più solo scegliendo quella o quell’altra strada, ma cambiando l’ora ad ogni avvio del gioco, e ad ogni avvio del gioco ti sembra sempre di più di sprofondare nella pazzia e nella solitudine. Tutte aggiunte che in qualche modo non sembrano aggiunte. Perché in fondo un sequel a The Stanley Parable non serve. Non servono neanche nuove meccaniche e non serve neanche aggiustarlo. The Stanley Parable è perfetto, con i suoi difetti, così com’è. Tutto il viaggio in The Stanley Parable: Ultra Deluxe non è altro che un aggiustare quello che non andava, per poi tornare punto e a capo con la consapevolezza che qualcosa si è perso. E ogni reiterazione, ogni bivio, apre un cassetto della memoria, aggiunge un pezzo e ne perde un altro, alla ricerca di una perfezione che esiste già e che finisce per diventare solo un pretesto per non accettare se stessi.

Tu devi far la tua parte, com’io la mia. Il gioco è questo. Mi vedo e vi vedo giocare, e mi diverto. Basta

Questo è il testamento di Davey Wreden che in The Stanley Parable: Ultra Deluxe ci fa vivere in prima persona le lacrime che ha versato sia quando la critica lo ha premiato, ma, soprattutto, quando il pubblico l’ha stroncato. Lui che, come il narratore e come Stanley, voleva solo staccare da quella routine monotona e provare a dare un pezzo di sé, anche se nascosto, al mondo; ma si è ritrovato sommerso dal peso di una società che vuole che le cose siano a sua immagine e somiglianza. Non importa quanto si svuoti di significato un’opera, quella meccanica deve esserci, altrimenti non è un vero videogioco. Più aggiungi, più togli linfa vitale, e più ti rimane solo il guscio fragile dell’uovo che rappresenta il nulla e il tempo. Questo fino all’Epilogo.

EPILOGO

Sì, The Stanley Parable: Ultra Deluxe distrugge anche la natura stessa del suo predecessore, o meglio la amplia in qualche modo. L’eterna rigiocabilità di The Stanley Prable, scandita dai vari finali, diventa qui un epilogo senza epilogo. Chiaro, ci sono anche qui tutti i vari finali, sia quelli classici che quelli nuovi, ma il vero finale, l’Epilogo è un’enorme dichiarazione d’intenti: tutto quello che stai facendo è diverso e uguale a quello che hai già fatto, non solo in The Stanley Parable, ma in qualsiasi altro gioco.

The Stanley Parable Ultra Deluxe Recensione

Questa immagine sembra presa da un altro gioco, eppure è perfettamente coerente.

Il viaggio nella testa di Davey Wreden è un viaggio nella depressione e l’epilogo è quel baratro profondo e sconfortante che chiunque si sia affacciato anche solo per poco conosce bene. È un buco nero in cui cadi all’infinito. È la speranza che quella nuova feature, o quella nuova feature ancora, o quell’altra siano la pezza in grado di riparare il tuo cuore spezzato. ALT F4 e chiudi con il passato. Riparti, aggiungi qualche nuova frase buffa e inutile come sottotitolo, perché tu sei cambiato, ora sei una persona diversa, sei un gioco diverso. E alla fine ricominci la tua vita, hai solo aggiunto un numero in più e tutto quello che riesci a fare è aggrapparti ad un oggetto immateriale che diventa così confortante, così morbido, così caldo da farti dimenticare che in realtà si tratta solo di un inutile, freddo, vuoto secchio.

Vivo in tal clima che posso non curarmi di niente; della morte come della vita, figurati poi del ridicolo degli uomini e dei loro meschini giudizio. Non temere. Ho capito il gioco

In principio era il verbo e il verbo era presso Davey Wreden. The Stanley Parable il suo Antico Testamento, la sua prima voce, il suo patto con noi umani. The Stanley Parable: Ultra Deluxe il suo Nuovo Testamento, la libertà dal peccato e dall’arroganza di essere giocatori superficiali, il figlio mandato a morire sulla croce per le nostre colpe e per quelle del padre. The Stanley Parable: Ultra Deluxe è l’apocalisse di un’industria che spaccia cut content come DLC, di una cultura dell’hype che vorrebbe far diventare una trilogia un videogioco che nasce per essere unico, di un’arroganza soverchiante che pone noi videogiocatori al vertice della catena alimentare e che trasforma gli sviluppatori in servi al nostro cospetto. Noi non siamo abituati a essere al loro posto. Con The Stanley Parable: Ultra Deluxe siamo al loro posto. Saremo in grado di reggere la pressione?

In Breve: The Stanley Parable: Ultra Deluxe non è un’espansione del vecchio The Stanley Parable, né la sua versione rimasterizzata con qualche aggiunta. In realtà è un The Stanley Parable 2 senza essere un The Stanley Parable 2. È lo stesso Walking Simulator con il narratore logorroico che pur di accontentare tutti prova ad aggiustare il gioco, senza riuscirci. È un viaggio nella testa di quel genio di Davey Wreden che ci fa toccare con mano, e ci fa sentire attraverso la voce del narratore, le gioie e i dolori che ha provato in questi 9 anni che ci separano dall’uscita nel 2013 dell’originale The Stanley Parable.

Piattaforma di Prova: PC
Configurazione di Prova: I7 9th gen, 16 GB RAM, GeForce GTX 1660 ti, SSD
Com’è, Come gira: Frame Rate stabile, il peso è pressoché nullo essendo un Walking Simulator. In più, anche se rifatto su Unity, gli asset utilizzati sono gli stessi dell’originale The Stanley Parable, senza migliorie grafiche di sorta.

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Pro

  • I nuovi contenuti espandono e completano il gioco originale/ Nuove opzioni nei menu per adattare il gioco a qualsiasi configurazione/ Perfetto sia per i veterani che per chi non conosce il gioco originale.

Contro

  • Se si fanno troppe azioni velocemente in alcuni casi i sottotitoli si buggano, per poi riprendere una volta che il narratore ha finito la linea di dialogo
9.5

Ottimo

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