Empty Shell – Recensione

PC

Una semplicissima missione di recupero in una base abbandonata da decenni, situata su una remota isola nemmeno segnata sulle mappe. Cosa mai potrebbe andar storto in Empty Shell?

Sviluppatore / Publisher: CC ARTS / Hyperstrange  Prezzo: 11.99 euro Localizzazione: Testi Multiplayer: Assente PEGI: 18 Disponibile su: PC (Steam) Data d’uscita: Già disponibile

Probabilmente osservando le foto che accompagnano questa recensione vi verrà voglia di passare ad altro. È comprensibile, poiché Empty Shell non è un gioco fotogenico, ma ciò non significa nulla. Non è che sia mal realizzato dal punto di vista artistico, anzi. Semplicemente, non si riescono a catturare screenshot che rendano giustizia al gameplay. Con un video la situazione migliorerebbe un pochino, ma non in maniera determinante. La verità è che l’unico modo per capire cosa ci sia sullo schermo è provarlo di persona.

Seguite quindi il consiglio della Somma Rivista e, come Altaïr in Assassin’s Creed, lanciatevi con il Salto della Fede giù per l’abisso di questo horror roguelite, ne varrà la pena. Dietro il nome CC ARTS c’è Claudio Catalano, gamer di vecchia data che dopo aver consumato tastiera e mouse a capolavori Raven Software quali MageSlayer e Take no Prisoners, ci propone la sua visione di top down shooter, distribuita da Hyperstrange, che ha recentemente deliziato i nostri monitor con il boomer shooter Blood West.

EMPTY SHELL, VOLONTARI A PERDERE

È il tuo primo giorno di lavoro, e ti han fatto subito firmare una liberatoria. Mentre pensi che sarà sicuramente la prassi, vieni portato in un’isola giapponese persa nel nulla, sulla quale si trova un vecchio complesso industriale abbandonato da decenni. Qui inizia la tua operazione di recupero. Recupero di cosa? Non ti viene detto, è un’operazione di recupero e basta.

La nostra doppietta si sente a malapena nei suoni ovattati.

All’interno della base troverai gli attrezzi di lavoro e tutte le istruzioni necessarie. Entri, e le porte si chiudono dietro di te. Apri il kit del Perfetto Operatore di Recupero e trovi un piede di porco e un fucile, mentre cerchi di abituare gli occhi all’oscurità e senti sinistri rumori provenire da non si da dove. Questo è il momento in cui rimpiangi di non essere rimasto sul divano a poltrire, e qui inizia la nostra avventura a Empy Shell. Siamo dei semplici volontari di cui non importa nulla a nessuno, men che meno ai nostri datori di lavoro, che sperano nel nostro successo solo per non dover perder tempo a raccattare il prossimo caso disperato da inviare al posto nostro. Si parte, con un’arma bianca e una da fuoco assegnateci casualmente, all’interno di una mappa generata proceduralmente.

QUATTRO SFUMATURE DI GRIGIO

Il gameplay è molto simile quello di celebri fast paced top down shooter quali Hotline Miami e OTXO dietro ogni porta chiusa può essere in agguato l’inferno, al quale dovremo rispondere con violenza inaudita. Irrompi in una stanza, stermina tutto ciò che si muove, irrompi nella prossima stanza, stermina pure lì, e così via. Empy Shell però non potrebbe essere più lontano, dal lato artistico, dalla grafica psichedelica del capolavoro di Dennaton Games e dalle musiche martellanti elettroniche del vendicatore mascherato di Lateralis Heavy Industries. Suoni ovattati che ben rappresentano il concetto di assordante silenzio, in cui si fatica anche a sentire il rumore del nostro fucile automatico, accompagnano una visuale top down in bianco e nero – e con pochissimi grigi – con filtri che simulano alla perfezione una telecamera in bassa risoluzione che trasmette a un vecchio monitor CRT un segnale video che corre lungo cavi rosicchiati dai topi.

Una mano gigante ci insegue, e siamo senza munizioni.

L’unica volta in cui vedrete un colore sarà il bagliore rosso per avvisarvi che siete stati colpiti. Il risultato è quanto vedete nelle foto, e dopo cinque minuti di gioco troverete questo look assolutamente in sintonia con l’atmosfera claustrofobica che permea il complesso abbandonato. I droni a forma di ragno sono facilmente riconoscibili, ma cosa saranno quelle figure antropomorfe che ci corrono incontro sparandoci addosso? Soldati impazziti? Nostri predecessori trasformati in qualcosa di abominevole? Non si sa, non si capisce, non si riesce a vedere bene. Però con due fucilate vanno a terra, e tanto basta. L’unica speranza di ricostruire quanto accaduto è recuperare i log sparsi per la struttura, che per spingere alla lettura anche i giocatori più pigri e abituati a skippare i testi, contengono indizi e codici di accesso senza i quali non si può procedere.

RISPARMIATE LE MUNIZIONI

Si impara molto velocemente a giocare a Empty Shell, perché riprende gameplay già collaudati e li semplifica mantenendo al contempo il livello di sfida abbastanza alto. Non ci sono orde di mostri da sterminare con migliaia di proiettili, ma sono sufficienti due o tre droni per prosciugarvi tutti i punti vita e condurvi dritti al game over. Scatto e schivata con rotolamento consumano velocemente la poca stamina a disposizione e andrebbero usate con parsimonia, e lo stesso dicasi per le munizioni che non sono mai abbastanza nonostante si trovino in giro casse con rifornimenti. È consigliabile quindi disfarsi dei nemici con l’arma bianca risparmiando l’artiglieria per i momenti più concitati. Oltre agli immancabili medikit sono presenti sul campo anche placche metalliche da utilizzare come armatura per diminuire i danni subiti, e presso i terminali si possono acquistare potenziamenti, a patto di possedere la valuta necessaria.

Qui non si capisce niente, sappiate però che quelle macchioline bianche una volta erano nemici.

Nonostante Empty Shell sia classificato come roguelite, in realtà non c’è una progressione del personaggio tra una run e l’altra, quindi se escludiamo la generazione procedurale di stanze, nemici, inventario di partenza e anche dati anagrafici del soggetto inviato al macello, alla fine è un normale shooter a livelli. Ciò non deve essere visto come un difetto, in quanto è una pura scelta di game design, semplicemente più che roguequalcosa si potrebbe definire twin stick action horror. Poco importa comunque l’etichetta che gli si affibbia, poiché il motivo principale per il quale il lavoro di  CC ARTS dovrebbe entrare a far parte della vostra collezione è l’atmosfera che si respira, tornando a essere dei semplici Gordon Freeman mortali e vulnerabili in un ambiente ostile.

In Breve: Empty Shell è un twin stick shooter con visuale top down a tema horror, simile nel gameplay a Hotline Miami ma con un ritmo meno frenetico e un look completamente diverso, qui interamente in scala di grigio con vari filtri a simulare gli ormai antichi monitor CRT. La varietà di armi e nemici è abbastanza buona, e quando i punti vita cominciano a scarseggiare si avverte una certa ansia nell’aprire la prossima porta senza sapere cosa ci troveremo a combattere. Il gameplay è semplice e la storia riprende il classico esperimento in cui tutto è andato storto, tuttavia l’atmosfera cupa e claustrofobica riuscirà a catturare anche giocatori più esigenti.

Piattaforma di Prova: PC
Configurazione di Prova: AMD Ryzen 9 6900HS, 16GB RAM, GeForce RTX 3080, SSD
Com’è, Come Gira: Nulla da segnalare sul versante delle prestazioni, il particolare aspetto grafico però affatica un po’ la vista, magari giocate un po’ con le opzioni video.

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Pro

  • Ottima atmosfera / Look molto originale e interessante / Buona varietà di nemici

Contro

  • La classica storia dell’incidente x durante la ricerca y / Gameplay molto semplice
8.2

Più che buono

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