The Flame in the Flood - Recensione

Switch

Negli ultimi mesi, Nintendo Switch ha potuto contare su un supporto non indifferente da parte della casa di Kyoto, ma anche le terze parti non sono rimaste alla finestra: lo dimostrano i tanti videogiochi che i publisher stanno portando sulla piattaforma in questione. Persino gli sviluppatori indipendenti hanno deciso di salire sul treno, è così che l’eShop si sta lentamente popolando di giochi completamente nuovi o che hanno già visto la luce nel recente passato su altre piattaforme. È il caso di The Flame in the Flood, un survival di stampo roguelite partorito dal team statunitense The Melasses Flood e sbarcato su Switch proprio in questi giorni.

AWAY FROM HOME

In The Flame in the Flood vestiamo i panni di una giovane sopravvissuta a un cataclisma di proporzioni gigantesche: una fortissima alluvione ha colpito un non meglio precisato territorio americano, facendo ingrossare a dismisura il fiume che attraversa le varie regioni provocandone l’esondazione. Ciò ha fatto sì che intere città, aree rurali, fattorie e foreste venissero inghiottite dall’acqua, modificando radicalmente l’ambiente e condannando la popolazione locale a morte certa. Lo scopo del gioco è quindi quello di guidare la protagonista e il suo cane fuori dall’area interessata dal disastro idrogeologico, evitando che perda la vita a causa dei numerosi pericoli che si profilano sul percorso.

The Flame in the Flood è un survival di stampo rogue-lite

Oltre a dover stare attenti alle minacce del mondo esterno, come gli attacchi degli animali selvatici o le rapide che si sono venute a creare lungo il corso d’acqua, bisogna sempre tenere d’occhio i vari indicatori di stato per mantenere sotto controllo la salute della ragazza: nello specifico, è essenziale mettere periodicamente qualcosa sotto i denti per non di morire di fame, bere per essere sempre idratati, nonché riposarsi per evitare di crollare a terra causa stanchezza e diventare così la prima portata del banchetto della fauna locale. C’è poi un quarto indicatore che rappresenta la temperatura corporea: il rischio ipotermia è sempre dietro l’angolo nelle freddi notti nordamericane, perciò bisogna coprirsi bene con indumenti isolanti, meglio se di pelliccia.

I DRIFT ALONE

Per sopravvivere è dunque necessario viaggiare lungo il fiume su una zattera improvvisata, nonché fare delle veloci soste sugli isolotti che si sono venuti a creare in seguito all’alluvione per raccogliere beni di prima necessità e materiali utili alla fabbricazione di oggetti avanzati.

la navigazione tra le varie schede è inutilmente macchinosa

Peccato che, a volte, la generazione procedurale dei livelli impedisca di pianificare a dovere le mosse future: prima di attraccare nei porti improvvisati si può infatti conoscere solamente la tipologia generica di oggetti che è possibile trovare in una determinata zona, ma non è detto che ciò di cui abbiamo bisogno sia effettivamente presente. Per esempio, ormeggiare nelle vicinanze di una chiesa aumenta le possibilità di trovare sostanze alcoliche, mentre in quella che un tempo era una fattoria potrebbe essere rimasto qualcosa da mangiare. È però possibile che in tutti i posti visitati non ci sia mai o qualcosa da mettere sotto i denti, o che non sia possibile creare trappole per catturare conigli o cinghiali e sfamarsi così con la selvaggina a causa della carenza cronica di materiali.

In questi casi, il game over prescinde dall’abilità del giocatore, poiché riconducibile interamente all’algoritmo che si occupa di gestire le tipologie e le quantità degli oggetti da raccogliere. Morire di inedia perché lo ha deciso la generazione casuale dei livelli non è proprio “carino”, anzi, è a dir poco frustrante. Un’enfasi minore sulla randomizzazione avrebbe certamente giovato, ma va detto che spesso una partita si compromette in questo modo nelle battute iniziali, mentre è molto raro che ciò avvenga nelle fasi avanzate in quanto gli strumenti di sopravvivenza a disposizione permettono di far fronte alle difficoltà con più disinvoltura.

CHASING HORIZONS

Tra i lati negativi di The Flame in the Flood non si può non citare la scomoda interfaccia: la navigazione tra le varie schede è inutilmente macchinosa, a partire dal diario che non facilita in alcun modo la consultazione delle ricette, fino al menu di selezione rapida che obbliga alla pressione contemporanea di più tasti per posizionare trappole o utilizzare oggetti curativi, il che – soprattutto nel bel mezzo di un incontro ravvicinato con una belva feroce – non fa altro che complicare artificialmente le cose.Ottima, invece, la colonna sonora che fa da sfondo all’odissea della giovane protagonista. Le musiche composte da Chuck Ragan si sposano alla perfezione con l’ambientazione americana, andando così a dar vita a un’atmosfera a dir poco unica. Affrontare le rapide con un potentissimo pezzo country di sottofondo è un’esperienza unica, così come lo è anche l’esplorazione di quella che una volta formava una delle tante campagne presenti nelle zone interne degli Stati Uniti, accompagnati solo dalle note di una chitarra acustica.

il game over prescinde dall’abilità del giocatore, poiché riconducibile interamente all’algoritmo che si occupa di gestire le tipologie e le quantità degli oggetti da raccogliere

Per finire, voglio chiudere spendendo qualche parole sull’aspetto tecnico. Sia con la console collegata al televisore che in modalità portatile, The Flame in the Flood può contare su un frame rate sbloccato che spesso supera i 30 fotogrammi al secondo, ciò significa che in alcuni casi è facile notare dei lievi cali di fps: si tratta di un problema che ho riscontrato in misura maggiore in modalità “docked”, mentre è stato quasi assente nelle sessioni di gioco lontane dal TV. Buona, invece, la resa grafica generale, sebbene il titolo targato The Melasses Flood non offra di per sé geometrie ed effetti particolarmente elaborati. Diciamo che la conversione è tendenzialmente di buon livello, nonostante qualche piccola sbavatura.

The Flame in the Flood è un survival leggero molto semplificato nelle meccaniche, ma che può contare su una personalità molto forte grazie a un’ambientazione davvero interessante e un accompagnamento musicale che lascia senza parole. Purtroppo il suo più grande difetto coincide anche con il suo miglior pregio: se da un lato la generazione procedurale garantisce una longevità potenzialmente infinita, dall’altro mostra il fianco a diverse critiche sul fronte dell’incidenza del caso sulle partite.

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Pro

  • Concept semplice, ma intrigante.
  • Colonna sonora di grande effetto.
  • Estremamente longevo.

Contro

  • A volte il caso si mette di traverso.
  • Interfaccia macchinosa.
  • Qualche incertezza tecnica.
7.3

Buono

Le leggende narrano che a Potenza ci sia un antro dentro al quale vive una misteriosa creatura chiamata Alteridan. In realtà è solo il nostro Daniele, che alterna stati diurni di brillantezza ad altri notturni dove i suoi amici non hanno ancora capito che non conviene fargli assumere troppo alcol.

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