Nights of Azure - Recensione

PS4

Dopo aver chiuso ben due trilogie di J-RPG nella passata generazione, e aver ridato vita alla serie Ar Tonelico sotto lo stendardo di Ar Nosurge, il team di Gust, guidato da Keisuke Kikuchi (Deception, Project Zero) si dà all’action più sfrenato, quasi brainless, con l’oggetto di questa recensione, ovvero Nights of Azure. La storia ruota attorno al rapporto che lega Arnice e Lylisse, le belle protagoniste che capeggiano su tutto il materiale promozionale. La notte eterna sta arrivando e spetta alla platinata protagonista e alla sua prosperosa amica d’infanzia mettere fine alla minaccia rappresentata dai demoni e dalla comparsa del sangue blu, un liquido di origini misteriose che tramuta chiunque ne venga a contatto in una bestia incapace di ragionare.

Con un incipit così generico non stupisce che la storia insista sul dualismo (piuttosto scontato) che lega le due affascinanti eroine, unite da un sentimento evidentemente più profondo dell’amicizia, ma mai realmente esplorato se non in flashback testuali (un po’ come i famosi “sogni” di Lost Odyssey) e qualche scenetta adolescenziale di contorno. Se la prima, Arnice, incarna le caratteristiche tipiche dell’eroe da J-RPG dalla natura metà umana e metà demoniaca, la seconda è spesso ritratta sotto una luce ambigua, in perenne bilico fra quello che vorrebbe fare come donna e quello che è chiamata a compiere in veste di Santa; un cliché talmente abusato – e in questo caso, mal sviluppato – che, non fosse per la buona atmosfera e il comparto artistico che caratterizza il tutto, si direbbe quasi meritevole di una bocciatura in tronco. I toni che seguono il tormentato rapporto fra le due sono chiaramente drammatici, e per tutta l’avventura si respira una tensione fortunatamente alleggerita da un buon cast di co-protagonisti e da siparietti in cui i demoni evocati da Arnice si fanno conoscere per la loro personalità unica, spesso legata al loro aspetto e alle loro abilità in battaglia.

nights of azure recensione

Non stupisce che la storia insista sul dualismo (piuttosto scontato) che lega le due affascinanti eroine

Se il gioco funziona durante i momenti leggeri (ovviamente sottostando al gusto e ai feticci della narrativa nipponica, costumi da cameriera e nudità inspiegate comprese), paradossalmente lo stesso non si può dire per gli episodi principali che sfaccettano il rapporto fra le due protagoniste. Mancando di qualsiasi background che possa raccontare la loro origine e la nascita del loro rapporto, spessi gli scambi tra le due appaiono forzati e insinceri, quasi asserviti ad una forzata ricerca del dramma a tutti i costi, come se questo potesse donare una marcia in più a un prodotto evidentemente plasmato da mani inesperte, sia sul fronte della sceneggiatura che su quello dello sviluppo di titoli d’azione. Insomma, Nights of Azure si lascia giocare e la storia risulta tutto sommato godibile pur con i suoi limiti, ma da una produzione che presenta una coppia dichiaratamente lesbica sulla copertina mi sarei aspettato un po’ più di coraggio.

IL VESTITO BUONO PER LE OCCASIONI IMPORTANTI

In ogni caso, fra un combattimento a suon di colpi speciali, evocazioni di creature mostruose e qualche missione secondaria, il ritmo si dimostra veloce e incalzante, anche grazie ad accorgimenti piuttosto intelligenti che, pur frammentando la narrazione, riescono a valorizzare l’origine hack’n’slash di Nights of Azure, in certi frangenti quasi indistinguibile da un episodio di Dynasty Warriors, non fosse per l’estetica spiccatamente manga. A dispetto di una difficoltà piuttosto bassa, Night of Azure permette di vivere un’avventura aperta, nella quale sta al giocatore scegliere in cosa cimentarsi e quando portare avanti la storia principale. L’hub che fa sfondo all’avventura della coppia di eroine è un albergo che dà accesso alla mappa di gioco, ma anche alla gestione delle quest secondarie, a un’arena in cui è possibile cimentarsi in attività secondarie e ai negozi; inoltre, l’hotel permette di evolvere le capacità di Arnice e del suo gruppo di creature evocabili in piena libertà, un po’ come succede nella serie Atelier quando si pensa agli studi alchemici. Se da una parte è immediatamente riconoscibile una parte gestionale non troppo complessa ma sufficientemente variegata, le fasi esplorative (limitate a sessioni di quindici minuti ciascuna) permettono invece di fare la conoscenza con l’aspetto più propriamente action. In questo ambito Night of Azure fatica a brillare, soprattutto a causa di un level design ai minimi storici e di un sistema di combattimento che, pur stratificandosi con l’incedere dell’avventura, non riesce mai a risultare effettivamente interessante.

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Nights of Azure non si discosta dallo standard a cui la serie Atelier ci ha abituato

Avanzare nei corridoi che connettono le varie zone dell’isola in cui è ambientato Nights of Azure è semplicissimo; le schermaglie, pur sottostando a determinate regole tipiche del genere J-RPG (come affinità elementali, debolezze e via dicendo), sono spesso affrontabili nel medesimo modo, ovvero attaccando alla cieca e sfruttando lo spamming selvaggio di attacchi speciali. Ovviamente non mancano colpi pirotecnici da sbloccare, armi differenti da sfoderare sul campo di battaglia e un buon numero di demoni servitori da evocare nei momenti più caotici; tuttavia, le pochissime schermate di game over che ho incontrato non sono state mai causate da una mia incapacità di fronte al pattern d’attacco dei nemici (praticamente tutti uguali fra loro), ma dalla totale assenza di un indicatore a schermo che mi avvisasse del fatto che la mia energia vitale era agli sgoccioli. Non fosse, insomma, per un ritmo di gioco veloce e una struttura leggera e capace di ricompensare anche i giocatori amanti del mordi e fuggi (non scordiamoci che Nights of Azure è stato lanciato in Giappone per PS Vita), difficilmente ci troveremmo di fronte a un action game consigliabile.

Passando infine al comparto tecnico, l’ultima impresa dei Gust è ritagliata attorno alle possibilità di hardware evidentemente appartenente alla scorsa generazione. I personaggi sono attraenti e ben caratterizzati da un shading accorto e molto fedele al design curato dall’illustratore giapponese Yoshiku, ma le animazioni che li caratterizzano sono ingessate e mai davvero convincenti. Nights of Azure non si discosta insomma dallo standard a cui la serie Atelier ci ha abituato, con ambienti spogli, topografie semplici e personaggi belli da vedere in posa, ma non altrettanto eleganti quando cominciano a muoversi. Pur essendo stato sviluppato attorno alle capacità di PS Vita, e arrivando in Europa nella sola versione PS4, ho riscontrato rallentamenti nelle fasi più concitate, aspetto che mi fa guardare con sospetto alla versione portatile. Mi chiedo se anche il prossimo titolo made in Gust, Atelier Sophie, soffrirà delle medesime magagne tecniche…

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Pro

  • Narrativa piacevole...
  • Buona direzione artistica.
  • Semplice e veloce.

Contro

  • … ma tristemente permeata da cliché del genere J-RPG, senza alcun guizzo creativo, né coraggio.
  • Troppo semplice.
  • Tecnicamente povero.
6

Sufficiente

C'è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d'epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.

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